PISA Sembra che ogni cosa qui sia sul punto di cedere, sbriciolarsi, cadere. Il marmo della facciata classicheggiante ingabbiato da impalcature di metallo, la pietra serena dei colonnati del chiostro puntellata da ponteggi arrugginiti o fasciata dalle reti anti crollo. E se si potesse salire fin lassù, sulla vetta del campanile pensile, si vedrebbe ancora la ferita sul tetto, una porzione grande come un salotto di tegole e travi marce venuta giù proprio in corrispondenza del transetto, sopra la cappella del Conte Ugolino. Era il settembre 2015, e già allora San Francesco sembrava un vicolo cieco dei tutela delle bellezza del nostro Paese, un malato terminale dei Beni culturali.Da allora la basilica si è solo aggravata, perché nulla e nessuno ha mosso un dito per salvarla. A niente sono valsi gli appelli di esperti, storici e autorità locali. E anche questo convegno organizzato da Italia Nostra rischia di restare un Sos lanciato nel vuoto. A nessuno dei presenti nell'unica saletta aperta è sfuggita l'assenza del soprintendente pisano Andrea Muzzi. Formalmente impossibilitato a partecipare all'incontro, ufficiosamente l'ennesimo cattivo presagio sulla sopravvivenza del complesso. «Bene sensibilizzare l'opinione pubblica - dice Andrea Serfogli, assessore al bilancio e ai lavori pubblici - Ma la chiesa è in gravissime condizioni, e rischiamo di perderla perché finora lo Stato non ha fatto niente. Dopo Assisi, questo è il complesso conventuale francescano più importante di Italia, eppure la Soprintendenza regionale ai beni architettonici lo ha inserito al ventesimo posto fra le priorità». Insomma, questa basilica duecentesca, dal '93 dichiarata «monumento nazionale», è finita in fondo alla lista delle urgenze del ministero dei Beni culturali. «Nonostante il Comune abbia fatto esplicita richiesta di intervento alla segreteria regionale del Mibact - continua Serfogli - non è stata inserita nel programma triennale 2016-18 di finanziamenti». Insomma, non ci sono risorse disponibili per Pisa. E quello che sembra uno smacco è piuttosto una costante per un gioiello dell'architettura medievale italiana rimasto sempre ai margini dell'agenda setting della politica e degli organismi di salvaguardia. Proprio a settembre 2015, pochi giorni dopo il crollo del tetto, fu Marta Ciafaloni a rivelarlo. Architetto della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Pisa in pensione da pochi mesi, durante il primo sopralluogo, di fronte al parroco che chiedeva quando avrebbe potuto riprendere a dire messa, fu esplicita: «Vede, io sono qui da 23 anni, tutto il tetto avrebbe bisogno di una revisione, ma non si sono mai trovati i fondi per farlo». A San Francesco oggi servirebbero almeno 4 milioni. «Solo per quel che riguarda il tetto, il 75 delle travi andrebbe sostituito», dice la professoressa Ewa Karwacka Codini, presidente della sezione pisana di Italia Nostra. Dall'aprile dell'anno scorso è completamente inaccessibile. Chiusi al pubblico e ai fedeli la chiesa e gran parte del complesso. Perfino per accedere al chiostro oggi si passa sotto un tunnel di tavole e tondini di ferro con cui è la Soprintendenza ha fatto cinturare l'ingresso. «Purtroppo per San Francesco - precisa Serfogli - non possiamo avvalerci neppure dell'aiuto delle Fondazioni, che sarebbero pronte a dare il loro contributo. Il bene è demaniale e deve essere lo Stato a farsene carico. Ne ho già parlato con l'onorevole Federico Gelli e contatterò direttamente il ministro Dario Franceschini. Spero che il governo ci ripensi». E l'assessore plenipotenziario di Palazzo Gambacorti non risparmia una stoccata a Renzi e al suo progetto bellezzagoverno.it. «Una sorta di grande petizione in cui si chiedeva agli italiani di indicare quali fossero i beni da salvare. Furono annunciati 100 milioni. Partecipammo anche noi. Ma non si sa che fine abbiano fatto. Se almeno si fosse detto chiaramente che erano stati utilizzati per far fronte ai danni del terremoto sarebbe stato comprensibile, ma così...» . Così quel piano ha il sapore di una beffa. «Ci sono molti beni in città ad aver bisogno di fondi - dice l'assessore alla cultura Andrea Ferrante - Ma che l'integrità della chiesa sia a rischio è inaccettabile».