NAPOLI. Il chiostro della rinascita di Porta Capuana diventa il chiostro della discordia. Al parroco non piace la nuova vita del peripato di piperno riaperto di recente. Antefatto. Fino a qualche anno fa nel claustrum piccolo di Santa Caterina a Formiello c'erano un autolavaggio e una fabbrica di scarpe. Le superfetazioni architettoniche avevano ingoiato la struttura cinquecentesca e gli affreschi (di cui si ignorava l'esistenza) erano coperti da calce. Il progetto Made in cloister (soci privati) dopo averlo restaurato, lo inaugurò il 27 maggio scorso con una mostra di Laurie Anderson. Da allora un calendario di eventi culturali, set cinematografici, concerti e iniziative sociali. E qualche aperitivo. Ma don Carmine Amore, parroco di Santa Caterina a Formiello, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica «in merito all'utilizzo di un bene di proprietà della Regione Campania affidato in concessione alla Fondazione Made in Cloister». La richiesta di chiarimenti è stata inviata anche al governatore Vincenzo De Luca e all'assessore regionale al Demanio Lidia D'Alessio, al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, al soprintendente per i Beni architettonici paesaggistici e storici Giorgio Cozzolino e al cardinale Sepe. «Si stanno verificando situazioni che a lungo andare provocano danni alla struttura ha spiegato il parroco di cui io sono il responsabile. Si è creata una condizione sfavorevole, il chiostro, originariamente unito alla chiesa, oggi proprietà della Regione è stato dato in comodato a una Fondazione. Cosa buona, perché si parla di utilizzare questo bene per eventi culturali. Purtroppo diventa una discoteca». «Non è così» dice uno dei soci l'architetto Antonio Martiniello. «Abbiamo fatto solo eventi culturali e concesso a una società il chiostro per quattro aperitivi per promuovere Porta Capuana tra giovani che non sarebbero mai arrivati in questa zona». Intanto ieri è stata inaugurata la mostra «The Shower» del giapponese Tadashi Kawamata.