A Montebelluna il Comune tirerà giù un simbolo della lotta al regime: "È marcio". E parte la rivolta MONTEBELLUNA (TREVISO) - Antifascisti, fate un passo avanti, grazie. Ambientalisti, se ci siete ancora venite qui, ad assistere alla fine di questa pianta monumento, un pezzo di storia con le radici, venti metri di altezza, un palco di rami imponente, 200 anni di vita. Aspetta la motosega, e nessuno fa niente. Oggi si conclude la vita dell'"albero dei Bergamo", due fratelli antifascisti di Montebelluna perseguitati dal regime e costretti all'esilio. Questo bagolaro, nome scientifico Celtis australis, detto anche spaccasassi per la sua forza, capace di sollevare un muro o una strada, diventerà un gran mucchio di legna da camino, perché a volte la storia si trasforma in ceppi, segatura, poi cenere. Gli eredi dei Bergamo temono che cada, ferisca qualcuno, addirittura uccida. Non vivono nella vecchia casa di famiglia, non coltivano la memoria, figuriamoci l'albero. Il sindaco pluriennale Marzio Favero, della Lega, è molto deciso, neanche Matteo Salvini riuscirebbe a fermarlo: "Quella pianta può uccidere, trent'anni fa hanno reciso parte delle radici per fare un marciapiede, ne ha sofferto. I proprietari ci hanno chiesto di fare un intervento, li ho autorizzati" . A Montebelluna, 30mila abitanti in provincia di Treviso, hanno altro a cui pensare. Il distretto dello scarpone, ad esempio, di cui la città è il centro. Dopo la crisi il fatturato è ripartito, ma la produzione è all'estero. Restano i marchi, diminuiscono i posti di lavoro. Un albero da abbattere, seppure di gran storia, non è una priorità. A opporsi sono in tre. Tiziana Favero (che non è parente del sindaco), Francesca Prevedello, Rocco Andrea Barone, consiglieri di minoranza della lista civica L'Alternativa giusta, transfughi del Pd, ex amministratori della giunta di Laura Puppato, ora senatrice e stranamente assente in questa storia, che pure succede nel suo collegio elettorale. Tiziana Favero dice che la pianta va salvata "perché in questa casa è nato Guido Bergamo, spirito laico repubblicano, antifascista e federalista convinto. È stato anche deputato, ma era pure medico, i fascisti gli incendiarono la clinica. E il fratello, Mario, avvocato. Gli devastarono lo studio, fuggì a Parigi, durante l'occupazione aiutò ebrei e antifascisti a salvarsi dai nazisti". Spiace riassumere in poche righe le loro vite ricche di impegno, battaglie, scritti furibondi dall'esilio, ma, tanto per dire, Guido nel 45 diresse l'insurrezione a Mestre. E gli diedero una medaglia d'oro al valore civile per la sua attività di medico: curava i malati di tisi con le radiazioni e si ammalò pure lui, "luminoso esempio di abnegazione e dedizione al dovere spinto fino all'olocausto". E Mario. Era segretario del partito repubblicano esule, Mussolini gli chiese di tornare in Italia per partecipare alla stesura della costituzione della Repubblica sociale. Rispose no. "Guardi che io stesso mi richiamo politicamente a Guido, un federalista" , dice il sindaco. Beh, allora faccia qualcosa. "È registrato nel piano regolatore come albero monumentale, ma ha le radici cariate, è vecchio e pericoloso. Ci sono due perizie che dicono di abbatterlo. Ho chiamato anche il comandante del Corpo forestale. È stato brutale, mi ha detto: e se muore qualcuno?" . "Invece varrebbe la pena salvarlo" , dice Pietro Maroè, agronomo di SuPerAlberi, azienda di Tarcento. Maroè ha visitato la pianta, e ha anche visto le perizie, "che però sono solo visive, quindi non c'è una vera analisi. Le condizioni non sono critiche, bisogna solo curarla e può campare benissimo. E sa dove mi trovo in questo momento? Sulla quercia di Fossalta, che ha 700 anni. Qui faremo trattamenti fitosanitari e metteremo pali di sostegno, con la supervisione della Soprintendenza" . Due imprenditori si sono offerti di trapiantare il bagolaro nelle loro terre, pagando i 2530mila euro necessari. Fiorenzo Caspon, che sta ricreando il "vero paesaggio veneto nelle mie tenute", lo prenderebbe volentieri, "ma questi non ne vogliono sapere. Il sindaco ha troppa fretta di tagliare. Dice che è pericoloso, e parla proprio lui, che ha creato un sacco di incidenti con il suo assurdo piano del traffico". Renzo Lucchese, marito di una discendente, e quindi proprietario della pianta, accetta di venire all'appuntamento proprio lì, sotto la grande cupola di rami che respirano nel vento. Ma se ne va subito, le proteste gli danno fastidio. Perciò non resta che assistere all'esecuzione, con un drappello di studenti, insegnanti, cittadini furibondi, tra cui anche qualche leghista, e tanti saluti ai fratelli Bergamo
la Repubblica
12 Maggio 2017
La città che vuole salvare l'albero degli antifascisti: "Non abbattete la memoria"
BR
Brunella Giovara
la Repubblica
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Bene culturale
Luogo
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