Colto e schivo, ministro dei Beni culturali di Spadolini, a lui si deve la legge speciale per l'archeologia romana: 180 miliardi di lire per un quinquennio, 726 milioni oggi Se oggi tutto il mondo ammira i Fori, gli Archi, le Colonne, i Templi della civiltà romana lo si deve ad alcuni uomini da ricordare. A Giulio Carlo Argan - che di fronte alla fatiscenza e alla corrosione di quei marmi, tante volte denunciata da Antonio Cederna - lanciò nel '70 il grido: «O le automobili o i monumenti!». Al soprintendente archeologico insediato nel '76, Adriano La Regina, dopo il magnifico lavoro a Saepinum e a Pietrabbondante, e ai tanti collaboratori scientifici. Al presidente del Consiglio dell'81 Giovanni Spadolini e al suo ministro per i Beni Culturali, spesso dimenticato, Oddo Biasini, uomo colto e schivo, anch'egli repubblicano, cui si deve la legge speciale per l'archeologia romana: 180 miliardi di lire per un quinquennio, 726 milioni oggi. Rifinanziata nel 1986 per 126 milioni di euro. Con una mole strepitosa di ricerche, restauri e recuperi (oggi si stanziano 18 milioni per rifare del Colosseo un'arena, mentre la mirabile Appia Antica manca di fondi, uffici, personale). Oggi a Cesena si ricorda il centenario della nascita di Biasini. Fra i suoi titoli di merito spicca quella legge per Roma degna del conterraneo Corrado Ricci. La Colonna Antonina era preda della corrosione, la Traiana non stava certo bene, nerastri i grandi archi di Costantino e di Settimio Severo. Si comprarono e restaurarono ex Collegio Massimo e Palazzo Altemps creandovi splendidi musei. Nasceva dal Campidoglio ai Castelli la grandiosa «spina verde». Oggi ridotta a triste «spezzatino» burocratico.