PER Edoardo Mazzino il paesaggio era un insieme di disegni, schizzi, annotazioni, schedature, analisi, studi, riflessioni per dimostrare che era qualcosa di molto complesso, insomma il risultato di infiniti fattori. Si capisce bene nella mostra "Edoardo Mazzino. La conservazione dei monumenti e la difesa del paesaggio in Liguria", curata da Francesca, Emilia e Lorenza Mazzino con la collaborazione di Giovanna Rotondi Terminiello e Donatella Morozzo, da vedere fino al 14 maggio nella Sala Liguria di Palazzo Ducale, in occasione dei cento anni dalla sua nascita. Non solo una testimonianza sul metodo di lavoro dell'architetto Mazzino in Soprintendenza dal '50 al '74, anche un percorso utile per capire la sua visione, decisamente in anticipo gli umori degli anni della ricostruzione post- bellica. Mazzino, classe '17, aveva previsto il pericolo di un incontrollato sviluppo urbanistico sull'ambiente, un equilibrio delicato dove ogni cambiamento doveva fare i conti con il passato, e lo si vedeva anche nel suo modo di procedere per il restauro di un centinaio di edifici storici, che lui studiava inseriti nel loro delicato contesto. Per questo partiva da una considerazione ben precisa: "Sia un paesaggio che un monumento sono come valori di un organismo che vive nella storia con i suoi problemi, i suoi tempi, e le sue cadenza positive o negative". Non si era dedicato solo alla sua città, Genova, aveva tutelato il Promontorio di Portofino, le Cinque Terre, per lui il territorio era qualcosa che andava oltre i semplici confini geografici, che univa geologia, economia, e sociale. Era consapevole degli effetti di un turismo di massa su una regione come la Liguria: "Coloro che hanno spremuto troppo i loro terreni si accorgeranno semplicemente di averli deturpati e di aver tolto a questi il valore reale". Aveva fornito il primo importante studio che ha contribuito a far diventare i Rolli Patrimonio dell'Unesco e scriveva "La città antica si è ridotta a essere una parte della città moderna...ma ha ancora una vita sua ed importante...ha una funzione simile a quella di un grande artista che, tra tormenti e miserie, propone all'umanità distratta dei valori spirituali perenni". Il suo metodo di lavoro, infatti, "riusciva sempre a trarre dai segni dell'uomo sulla terra la forza di testimonianza viva degli avvenimenti e il suo esercizio interpretativo su quei segni era tale da riconoscerli nelle loro forme civili o religiose, nei castelli, nelle chiese o nelle povere case contadine, dandogli la possibilità di costituirsi un personalissimo testo non di cose scritte ma costruite pietra su pietra". L'esposizione intende far conoscere la sua ricerca attraverso i disegni, gli schizzi e le annotazioni grafiche, utilizzati come strumento di analisi, di sintesi e di rappresentazione dell'architettura e del paesaggio. Gli studi sul centro storico di Genova, considerato nei suoi "valori artistici e ambientali", negli aspetti culturali e sociali, e nelle "possibilità di tutela e valorizzazione" hanno posto le basi per la sua riqualificazione. Temi di ricerca innovativi emergono nei testi e nell'insegnamento universitario sulla tutela delle bellezze naturali, sulla teoria, analisi e tecniche di restauro dei monumenti, che, a suo giudizio, non possono essere disgiunti dalla lettura del paesaggio naturale e trasformato dall'uomo, dai criteri d'inserimento delle opere nel paesaggio e dai problemi concernenti la situazione del monumento e la sua tutela. La sua ultima battaglia è stata quella contro il gassificatore di Panigaglia nel Golfo della Spezia, dichiarando: "Un'operazione a costo globale negativo"; trasferito alla Soprintendenza di Venezia, non riuscì a fermarlo.