LA PRIMA risposta al sovraffollamento degli scavi di Pompei, che domenica ha fatto registrare 26mila visitatori e ha costretto il direttore della soprintendenza Massimo Osanna a chiudere i cancelli alle 11, appena toccata quota 15mila ingressi, viene dalla Federico II. E dal gruppo di lavoro del dipartimento di architettura coordinato da Renata Picone, ordinaria di Restauro nell'ateneo federiciano. Lo scorso febbraio la fondazione Deloitte Onlus ha messo a disposizione 220mila euro a sostegno del progetto di ricerca "Pompei Accessibile", affidato alla guida scientifica di Picone, per trovare soluzioni per il miglioramento della fruizione e la valorizzazione di Pompei. La Federico II ha finanziato con altri 80mila l'intervento, per un totale di 300mila euro: progetto pronto a febbraio 2018, lavori entro il 2019. Professoressa Picone, domenica l'assalto dei turisti a Pompei. Come si evitano rischi al patrimonio e si garantisce sicurezza ai visitatori? «Non parlerei di rischio, al momento. Certo, se l'afflusso continua a crescere, bisognerà interrograsi sul da farsi. Ma con l'incremento della cura che da tre anni viene riservata agli scavi la sicurezza per chi visita gli scavi è notevolmente aumentata, e questo consente una certa tranquillità». Anche se il direttore Osanna è stato costretto a chiudere il sito alle 11 del mattino per troppa affluenza? «Il tema sul quale come Federico II stiamo lavorando e sul quale già dal 2010 abbiamo avviato la progettazione è quello della Pompei accessibile, guardando alle nuove opportunità di visita». Cosa bisogna fare per ridurre la pressione antropica? «La nostra idea, sulla quale è in corso il confronto con la soprintendenza, è quella di ampliare i punti di ingresso agli scavi. Il ragionamento è semplice: se tutti entrano solo da Porta Marina, i percorsi si saturano rapidamente. Se invece apriamo l'accesso da Porta Vesuvio, possiamo offrire un itinerario a chi vuole vedere le case romane, mentre potenziando il varco dell'Anfiteatro possiamo sviluppare il tema delle necropoli e anche il circuito di visita lungo le mura. Con le aperture che ci sono state negli ultimi anni Pompei può accogliere anche più di 15mila persone tutte insieme, ma tutto va comunicato e organizzato. È questo il lavoro che stiamo facendo con l'accordo firmato nel 2015 e poi rinnovato a febbraio tra Federico II e Soprintendenza Pompei». E che pensa dell'ipotesi di un numero chiuso? Ne ha parlato per esempio, a determinate condizioni, Mauro Felicori per la Reggia di Caserta... «La contingentazione degli accessi per la visita alla città è prematura, proprio perché Pompei, a differenza di un museo con sale e percorsi limitati, è una città aperta, vitalissima. Quindi non prevederei il numero chiuso. Diverso è il caso di edifici particolarmente delicati o che possono accogliere per le loro dimensioni poche persone alla volta: vedrei bene la prenotazione obbligatoria per entrare nel Lupanare o alla Terme del Foro, non per entrare a Pompei». Il ministro Franceschini ha spiegato a Repubblica che illuminre Pompei di notte consentirà di ampliare la visita. «Certo, la visita notturna è una grande opportunità, ma in questo caso credo che possa avvenire solo se guidata e su prenotazione. Aggirarsi tra le strade di Pompei senza luce solare non può essere lasciato all'iniziativa individuale». Massimo Osanna ha chiesto più fondi per pagare gli straordinari ai custodi e avere più personale in campo per le domeniche gratuite. Che ne pensa? «Il direttore Osanna ha ragione. Serve più personale e serve un loro utilizzo coordinato e ragionato, per garantire accoglienza e servizi a tutti. In questo, il nostro progetto per creare il nuovo accesso alle Terme suburbane dall'area del parcheggio degli uffici della soprintendenza a Porta Marina, può essere un contributo ulteriore a diversificare i flussi. Stiamo anche lavorando per giungere al concorso internazionale di idee che dovrà ridefinire l'intero accesso agli scavi di Pompei con la costruzione dell'hub ferroviario di Trenitalia. Sarebbe bello rifarsi all'idea guida di Bernard Tschumi che ha ridisegnato il museo dell'Acropoli ad Atene e l'accesso all'Acropoli. È un modello possibile».