ERA rimasta seppellita come il mondo narrato nelle sue pagine. L'operetta Giove a Pompei di Umberto Giordano è tra le ultime composizioni del musicista nato 150 anni fa a Foggia. Un incendio scoppiato negli archivi di Casa Ricordi aveva distrutto il materiale d'orchestra di questo lavoro teatrale per il quale né il compositore, né il librettista (dapprima Luigi Illica, al quale era subentrato Ettore Romagnoli) si erano spesi al massimo, considerando l'operetta ai margini rispetto ai propri ambiti consueti. Nel 2008 però il violinista foggiano Domenico De Palma ha ritrovato per caso un esemplare della partitura e ha convinto Casa Ricordi a ristampare le parti mancanti. Giove a Pompei dunque è tornata in scena la settimana scorsa al teatro Giordano di Foggia, dopo quasi cento anni dall'ultima recita, avvenuta nel 1921 in un teatro romano all'aperto. A quell'epoca nonostante le riserve della critica, il pubblico decretò un sincero successo allo spettacolo, ammirandone la complessità dell'apparato scenico. Così è stato anche questa volta. La vicenda è infatti surreale: Giove minaccia di distruggere Pompei con l'eruzione del Vesuvio per punire i pompeani dell'illecito commercio di reperti archeologici. Per corromperlo gli abitanti sarebbero disposti a tutto, ma Giove si incapriccia di una ragazza di campagna e vuole solo lei. Alla fine il dio si intenerisce, concedendo alla popolazione di salvarsi. Ma lo spettacolo del Vesuvio è affascinante e i pompeani restano a guardare. Le recite, dirette da Giovanna Fratta con la regia di Cristian Biasci, sono state frutto di una riuscita collaborazione tra il Conservatorio (dal quale venivano i professori dell'orchestra), l'Accademia delle Belle arti (i cui studenti hanno curato lo spettacolo vero e proprio), il coro Lirico pugliese diretto da Agostino Ruscillo, l'Università che produrrà una pubblicazione multimediale. Il cast era composto da solisti di valore. Ad arricchire la messa in scena anche effetti in 3d e proiezioni curate da Raffaele Fiorella. L'8 luglio sarà rappresentata proprio a Pompei.