IL direttore della Soprintendenza di Pompei Massimo Osanna convoca un summit. «Dopo il boom di presenze di domenica, con 26mila visitatori, vanno trovate nuove soluzioni per scongiurare che la fruizione di Pompei si trasformi in un boomerang per il sito. Domani ( oggi per chi legge, ndr) riunisco la commissione che lavora sulla fruizione degli Scavi». Primo passo, chiedere al Mibact di allargare i cordoni della borsa e «trovare le risorse per pagare gli straordinari al personale impegnato nella vigilanza». Nelle domeniche gratuite l'afflusso di turisti e visitatori cresce in maniera incontrollata. E pericolosa. Al punto che domenica scorsa si sono dovuti chiudere i cancelli degli Scavi già alle 11 (e non alle 12,30 come prevedono le norme antiaffollamento già varate dalla soprintendenza) perché gli ingressi erano già 15mila. «Una soglia dalla quale non possiamo derogare: non sarebbe per noi possibile controllare un numero maggiore di visitatori. E di questo passo chiuderemo l'anno sfiorando la cifra record di quattro milioni di ingressi. Dunque, dopo aver per anni lavorato alla messa in sicurezza e al restauro della città antica, dobbiamo ora concentrarci sulla ricerca di nuove soluzioni per la sua fruizione», afferma Osanna. A iniziare dal restringimento degli orari di apertura. «Alla luce dei flussi di visitatori, dobbiamo forse anticipare la chiusura dei cancelli alle 11, come abbiamo fatto domenica per tamponare l'emergenza. E poi vanno indirizzati i visitatori verso itinerari più differenziati: oggi che Pompei è per tre quarti aperta, restituita al pubblico, bisogna insistere sugli itinerari diversificati, indurre i visitatori a non scegliere la "solita" via dell'Abbondanza, magari anche attraverso i social o le informazioni fornite all'ingresso». I numeri di domenica scorsa sono impressionanti: 26.108 le persone che hanno scelto Pompei, 9.916 quelle che sono andate a Capodimonte, 6.074 quelle che hanno percorso le sale dell'Archeologico, 5.764 a Paestum, 5.663 a Ercolano. E se il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini afferma che «le domeniche gratuite sono state e continuano a essere un grande traino per i musei italiani, con numeri da record anche nei siti minori», la gestione di questi flussi così imponenti diventa tema di riflessione, quando non di vero e proprio allarme. Restiamo a Pompei: il primo maggio vi furono 12mila visitatori, e nel ponte del 25 aprile il maggior numero di ingressi raggiunse quota 17.309. Ma sono le domeniche a ingresso gratuito a richiamare singoli e famiglie, e i fruitori locali. I gruppi sono relativamente pochi se è vero che due giorni fa, a fronte di 26mila ingressi, a Pompei le visite guidate a pagamento sono state una quindicina. I beni culturali diventano un fenomeno di massa e crescono i rischi per la tutela. «Sono giunte al nostro centralino raccontano gli addetti all'accoglienza anche richieste assurde: qualcuno voleva portare il barbecue, altri chiedevano l'autorizzazione per un pic nic». E se la biglietteria e il servizio di distribuzione di mappe e guide hanno funzionato senza intoppi per tutta la giornata di domenica (e anche ieri, mentre gli uffici amministrativi erano chiusi per la festività dell'8 maggio), se il grosso dei turisti si è concentrato nelle prime ore del mattino, la decisione di chiudere i cancelli alle 11 è stata presa dal direttore Osanna anche confrontandosi con i carabinieri, che hanno un presidio negli scavi e sono stati in servizio durante tutto il grande assalto a Pompei.