ASSALTO ai musei. Una domenica che ha fatto riflettere: la campagna di riappropriazione dei beni culturali è vincente ma ora c'è un altro problema da risolvere: contenere, redistribuire i flussi ed evitare danni. Philippe Daverio pensa che si debba prima «sparpagliare il superturismo in tanti luoghi. A Oplonti per esempio ci sono più custodi che visitatori ma lì vedi gli affreschi non consumati da anni e anni di esposizione. Luoghi come Oplonti dal punto di vista paesaggistico sono imbarazzanti, ma se ci fosse una progettualità articolata il pubblico si distribuirebbe. La gente va anche spinta a non venire "one shot", gli va chiesto "state a Napoli tre giorni". La Regione dovrebbe impegnarsi di più. Il museo archeologico fa meno visitatori di Pompei ma quante cose da vedere. Dovrebbe esserci un biglietto unico molto più costoso, poi tanti sconti, ma se uno viene dal Minnesota ha già speso così tanto che puoi chiedere anche 100 euro e dargli una gold card: ci vuole un'analisi della provenienza dei visitatori. Oggi è molto più romantico vedere la Piscina mirabilis che Pompei. Ma per vederla e devi suonare a un'anziana signora che ha la chiave nella cucina di casa. Ci vuole un riordino tecnico delle risorse». Assalto a Caserta ma di Carditello nessuno sa nulla. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici del ministero, sta lavorando a una soluzione: «C'è sia il problema della pressione antropica sul patrimonio con rischio di danneggiamenti sia per gli stessi visitatori, che faranno una visita meno piacevole. Nel caso di Pompei si sta già lavorando per diversificare i percorsi. Da un lato, con sistemi tecnologici, sarà indicato il raggiungimento del limite massimo sostenibile, come già avviene nel Palazzo di Diocleziano a Spalato. Il tema più complesso è però puntare a una maggiore diversificazione dei flussi: non c'è solo Pompei, c'è anche Ercolano, il parco dei Campi Flegrei e tutta una serie di altri siti in Campania esclusi dai grandi flussi. L'eccesso di pressione, che finora ha riguardato solo Firenze, Venezia e Roma, va evitato, anche parlando con i tour operator». Per Emanuele Greco che dirige la Scuola archeologica di Atene dopo aver insegnato a lungo all'Orientale e a Parigi, «è una bella notizia che il popolo vada in massa a visitare i musei. Protagora di Abdera, fondatore della sofistica, diceva che è compito dello Stato formare cittadini con un livello culturale alto. Ma mi chiedo quale sia la formazione che possono ricevere 20mila persone che entrano come mandrie. Non si può negare il diritto di andarci, però il mio collega Francesco Antinucci ha fatto un'indagine con il Cnr accertando che la permanenza davanti a un quadro famoso non superava i 10 secondi. E se all'uscita domandavano se avessero visto un quadro che non era conservato in quel museo, rispondevano "sì, bellissimo". Si deve rifondare una politica di informazione basata sui diversi gradi di preparazione». Per Vittorio Sgarbi i musei «devono essere gratuiti, mentre mostre e concerti no. E va chiesto a chi fa le grandi mostre, come quella su Frida Kahlo, come regolare i flussi». Siti alternativi per decomprimere? «Fra un po' avremo Carditello visitabile - prosegue Volpe, che è anche archeologo medievista e ordinario a Foggia - e va recuperato il sistema di siti borbonici con un'intensa azione informativa: è un problema che riguarda il sistema Paese. Le domeniche gratuite hanno avuto il grande merito di portare in un museo chi non ci era mai entrato. Ora dovremo trovare nuove forme di promozione per i siti culturali evitando anche le visite "mordi e fuggi"». Molti visitatori, pochi custodi, come si conciliano? «Sono reduce da Portus di Fiumicino: le visite sono gestite da studenti in beni culturali della Fondazione Benetton. Abbiamo bisogno che facciano esperienze lavorative e non solo stage, da vere e proprie interfaccia tra il sito e i visitatori».