IL teatro Vittoria, 560 poltroncine di velluto rosso nel cuore di Testaccio, è in vendita. Tre milioni di euro: "Per 1160 metri quadrati suddivisi tra platea e galleria" si legge su immobiliare.it, il portale dello spot coi bambini e il ritornello "Qualunque sia la casa dei tuoi sogni". Sogni che stavolta, per la cooperativa "Attori e tecnici" potrebbero svanire definitivamente. La proprietaria delle mura, Vittoria Amati (a Roma sono stati una dinastia storica di proprietari di cinema) ha deciso di uscire allo scoperto e mettere l'annuncio sul portale. Oltre che in bella vista nell'agenzia immobiliare poco distante da piazza Santa Maria Liberatrice. La piazza dove nell'84 Attilio Corsini, "teatrante di talento e di passione", come lo definì Gianni Minà il giorno della sua morte, lo prese in gestione fondando la cooperativa che lo trasformò da vecchia sala cinematografica abbandonata in un teatro capace di diventare da subito punto di riferimento per un quartiere all'epoca ancora tanto popolare. Lontanissimo da mode e da movida. Forse sarà stata anche questa allure proletaria a spingere la Sinistra a scegliere il Vittoria come location di molti eventi. L'ultimo in ordine di tempo, a febbraio scorso: in scena lo scisma anti Renzi e la nascita dei Democratici socialisti. Con D'Alema e Bersani in prima fila. Ora chissà, se venduto, il teatro potrebbe ospitare gli altri momenti salienti del Pd con una bella spaghettata. Sì perchè «la proprietà vorrebbe cederlo a gente dello spettacolo dicono dalla Coldwell Banker Futura, gruppo che ha il mandato a vendere - Ma la struttura ha canna fumaria e potrebbe trasformarsi in un luogo di più moderna concezione dove vede uno spettacolo e volendo si mangiare». Il vendesi, per gli inquilini storici non è un fulmine a ciel sereno. «Ora è solo pubblicizzato racconta Viviana Tonioli, vedova di Attilio Corsini -. Già nel'98 abbiamo combattuto contro lo sfratto. Bloccato grazie al decreto che impediva alle attività storiche il cambiamento di destinazione d'uso». Le cronache del tempo parlano della mobilitazione di un intero quartiere. E della difesa dell'allora assessore Gianni Borgna e del ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri che a Testaccio aveva vissuto per anni. "Un supermarket al posto del teatro", i titoli dei giornali. «Non so se volessero davvero farci un supermercato », continua la signora Viviana. «Quel che so è che tutto venne bloccato e che ora noi paghiamo un affitto mensile salatissimo: quasi 15 mila euro». Tanti soldi da mettere insieme anche per un teatro che ha avuto ospiti internazionali, grandi mattatori, con produzioni divenute un cult: "Rumori fuori scena" prima fra tutte, «La signora Amati vende perché vuole trasferirsi a Londra dove vive la sua famiglia - spiega Toniolo - capisco le sue esigenze... Ma a questo punto cosa sarà di noi? Certo, la cifra richiesta è alta, se dovesse farsi avanti un compratore, spero almeno non ci sfratti». La speranza è continuare a lavorare. E restare anche uno dei luoghi preferiti dal Pd? «Se sapevo che l'evento di febbraio finiva con la scissione del partito, non gli avrei mai dato la sala, a quei tre», taglia corto la vedova Corsini. Battagliera, anche qui.