Cinque Terre a numero chiuso, Monterosso dice no: 'Progetto irrealizzabile" UN POST preceduto da una straordinaria immagine di Manarola. Il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni legge l'intervista di Repubblica al sindaco di Monterosso Emanuele Moggia e risponde immediatamente (con tanto di foto allegata). «Purtroppo, come spesso succede in Italia, le polemiche hanno impedito di guardare in faccia la realtà. Senza contare l'effetto dannoso di un turismo non sostenibile, vedi il caso di Venezia o quello delle Cinque terre» spiega. Ma allora, come procedere? Borletti Buioni invita tutti a compiere « un'operazione di serio realismo ». «Una città come Venezia, che ha ancora 54.000 abitanti, può sopportare il peso di 30 milioni di turisti all'anno? spiega Possono Capri, o le Cinque Terre reggere in certi momenti dell'anno flussi tali che non permettono di camminare e di godere delle bellezze che questi luoghi offrono?». Nel frattempo, anche commercianti e residenti intervengono dopo le parole del primo cittadino di Monterosso. Condivisione sul no al numero chiuso, che si tradurrebbe in un boomerang. Ma riserve sull'ipotesi del centro di raccolta delle prenotazioni che potrebbe a sua volta creare problemi. Di certo, una situazione da gestire e risolvere. Troppi messaggi confusi, troppa semplicità nell'affrontare un tema che avrebbe invece solo bisogno di grande conoscenza del territorio e delle sue fragilità. Emanuele Moggia, sindaco di Monterosso, manifesta senza troppi giri di parole la sua differenza di vedute sul tema "Cinque Terre a numero chiuso". L'ultimo intervento sulla materia, in ordine di tempo, è arrivato nel fine settimana dal viceministro dei Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni, che ha parlato di "regolamentazione" dei flussi turistici come di una soluzione ineludibile. Ma come procedere per arginare un fenomeno turistico che non sembra più conoscere soste alla Cinque Terre, complice anche l'arrivo dei croceristi che sbarcano nel porto della Spezia e a migliaia, in poche ore, chiedono di vedere questo territorio tanto straordinario quanto fragile? «Dobbiamo chiarire meglio spiega Moggia si sta facendo troppa confusione, si stanno lanciando messaggi anche contraddittori che possono risultare controproducenti, anche a breve termine». Il governo parla di "numero chiuso". Che ne pensa, sindaco Moggia? «Che non si può parlare di questi temi senza coinvolgere prima le comunità e le amministrazioni interessate e concordare con esse una strategia. E non è tutto». In che senso? «Non si può considerare come unico interlocutore il Parco delle Cinque Terre. Il legame con il viceministro Buitoni, che viene spesso evocato dal nostro presidente, è positivo, ma non può sfuggirci che sono le amministrazioni comunali ad avere l'onere e la responsabilità di garantire ordine pubblico e sicurezza, da una parte, e contemperare esigenze dei residenti e delle legittime attività imprenditoriali, dall'altra». E l'obiettivo viene centrato? «Spesso le amministrazioni non sono messe in grado di intervenire in modo efficace sia per l'impossibilità di usare risorse che hanno, sia per i limiti normativi. Mi riferisco alla boutade della Lega sull'esercito da mettere sui treni. Piuttosto di generare allarmismi, signori, bisogna fare in modo che i sindaci possano assumere vigili per intervenire contro abusivismo commerciale, edilizio, rispetto dello Ztl e si possano potenziare i contingenti dei carabinieri nei paesi». Pare di cogliere una presa di distanza dal Parco, sindaco Moggia... «No, ma a volte si fa confusione. È giusto ricordare che le Cinque Terre non sono il Parco, ma cinque paesi in tre Comuni, con quasi cinquemila residenti». Torniamo al cuore del problema, il numero chiuso. Perché no? «Il numero chiuso alle Cinque Terre è praticamente irrealizzabile, perché va in serio conflitto con i diritti costituzionali, come l'articolo 16, e con la carta europea dei diritti. E rischia di risultare un boomerang». E allora quale potrebbe essere l'alternativa? «Quello che è necessario per affrontare e cercare di risolvere il problema è un coordinamento a monte con misure che devono essere condivise e omogenee in tutti e cinque i paesi e devono essere adeguatamente strutturate. In questo, il ministero può e deve darci supporto e aiuto». Ma come si potrebbe procedere? «Bisogna intercettare i flussi di gruppi organizzati a priori, prima che arrivino sul territorio, perché sono soprattutto questi la causa dei problemi. E poi si devono distribuire questi flussi nel tempo e nello spazio, insomma, spalmarli in quei paesi che, in quel momento, non sono ancora sovraccarichi». A che cosa pensa, di preciso, per gestire questa situazione? «A un centro unico di prenotazione nel quale siano obbligati a registrarsi, qualche giorno prima di partire, i gruppi con più di quindici, venti persone. Questo centro potrà distribuire i gruppi in eccesso che vogliono visitare quel tale paese in quella tale data e fascia oraria in un altro paese e viceversa». Una carta in più nelle mani delle amministrazioni, quindi? «Sì perché questo potrà garantirci di conoscere in tempo reale quanti gruppi sono presenti sul proprio territorio comunale, anche per avvisarli o evacuarli in caso di necessità, come per un'allerta meteo o per problemi correlati». E così si potrebbe risolvere il problema degli accessi alle Cinque Terre, secondo lei? «Se adeguatamente implementato e istituzionalizzato a mio avviso questo sistema potrebbe garantire a tutti la possibilità di venire alle Cinque Terre e di fruire di una esperienza piacevole. Il problema c'è e non è di facile soluzione, siamo sinceri. Per questo serve un lavoro serio e coordinato. Bisogna affrontare il problema con metodo scientifico, direi. Ma certi proclami spot sono inutili per trovare una soluzione efficace e realistica».