Ieri pomeriggio il consiglio comunale si è aperto con l'audizione di un portavoce dei lavoratori dei musei civici, Enrico Pellegrini, che ha chiesto al Comune, a nome di tutti, di ripensare al bando europeo per la gestione dei servizi museali che dovrebbe partire a breve e concludersi a ottobre. Pellegrini ha ricordato i mesi di «estrema sofferenza», spiegando ai consiglieri la situazione di «450 lavoratori che rischiano di rimanere a casa» in quanto non è scontato che la nuova società assuma gli stessi dipendenti. La prossima settimana al più presto la consigliera Monica Sambo convocherà una commissione per discuterne, e intanto già oggi la Fondazione Musei Civici potrebbe convocare i lavoratori per un confronto da tempo richiesto. La causa dell'ansia che attanaglia negli ultimi mesi i lavoratori è il fatto che il nuovo codice degli appalti non prevede l'obbligo della clausola sociale e per le norme europee non si può imporre ufficialmente il personale uscente, anche se alcune garanzie potrebbero essere date dall'articolo 4 del contratto collettivo Multiservizi. I lavoratori dei Musei civici restano quindi preoccupati, così come i precari comunali - in gran parte già lasciati a casa - per i quali però potrebbe presto aprirsi uno spiraglio. Le commissioni parlamentari hanno espresso il loro parere sul decreto legislativo attuativo della legge delega sulla pubblica amministrazione. Alla Camera con il parere favorevole di gran parte dei gruppi sono state inserite richieste di modifica che riguardano l'allargamento delle maglie per il superamento del precariato storico. «In particolare», spiegano i deputati di Articolo 1, Zoggia, Murer e Mognato, «si chiede di valutare l'opportunità che la stesura finale del decreto preveda che il requisito della maturazione alle dipendenze dell'amministrazione di almeno tre anni di servizio, anche se non continuativi, negli ultimi otto anni sia maturato al 31 dicembre 2017, anziché alla data di entrata in vigore del decreto». L'assunzione inoltre dovrebbe riguardare anche chi ha maturato i 3 anni ma, attualmente, non si trova più in servizio. Ora bisognerà capire che farà il governo. «L'indicazione permetterebbe l'uscita dal precariato dei lavoratori che erano o sono diventati indispensabili in molti enti locali per garantire la qualità dei servizi offerti ai cittadini», dice Mognato, «augurandoci che questo consenta anche a Venezia di affrontare e risolvere la brutta pagina dei 94 lavoratori e le supplenti dei nidi e scuole d'infanzia lasciati a casa nel dicembre dell'anno scorso dalla giunta Brugnaro». (v.m.)