Scalini di pietra lì da migliaia di anni, per salire sulla Rocca. Tra case di cavalieri, chiesa e cimitero. Tutto così bianco, che il cielo è più azzurro.Visibili ovunque i risultati del restauro in corso a San Silvestro legato al progetto regionale "investire in cultura" (2016) di 800mila euro: 640mila dalla Regione (l'80) e 160mila dal Comune di Campiglia. Nuovi percorsi dalla chiesa (dove si sta riproducendo l'antica pavimentazione) alle botteghe e magazzini oltre l'area industriale: qui la sepolture "nascosta" di uno "straniero" (per gli antropologi diverso dai locali) ucciso nel 1300 con un'ascia e sepolto da un crollo: ideale per uno storico "Cold Case". «Interventi di ripristino e recupero che non sono mai finiti sin dall'inaugurazione nel 1996 e che intendiamo proseguire sempre» conferma la responsabile parchi e musei, Silvia Guideri qui sin da quando - nel 1984 - sono cominciati i saggi per la ricerca del villaggio medievale nascosto nel bosco (allieva e collaboratrice del professore, "padre" del progetto-parco Riccardo Francovich, scomparso nel marzo 2007). «Quando arrivo qui per i laboratori coi ragazzi delle scuole - interviene Debora Brocchini, coordinatrice del parco archeominerario e del museo della Rocca di Campiglia - e chiedo dov'è la roccia, nessuno sa mai rispondere...». Troppo web ormai, perché qui davvero tutto racconta una storia di secoli: le miniere dagli Etruschi fino all'Ottocento. L'archeologia della vita quotidiana, con la ricostruzione di una casa uguale a quelle dell'antico villaggio.Natura strepitosa che ancora ospita cave e l'orizzonte che spazia tra Capraia e Punta Ala. Percorsi trekking più 100 miniere ancora da indagare.Il percorso parte dal centro di documentazione di Villa Lanzi (ideale, per altro, per ospitare qualunque tipo di convegno). Pollicino seguiva le briciole per trovare la strada? Per la Rocca basta il rombo dei camion dalla cava. Bisogna ancora fermarsi al semaforo prima di attraversare la strada per la Rocca, perché il ponte messo giù da un macchinario troppo ingombrante nel luglio 2016 non è stato ancora ricostruito. La Rocca si trova lassù, ad ogni passo scoperte. «Il progetto del parco - ricorda Guideri - prende forma proprio dalla ricerca negli anni Ottanta di Francovich con l'Università degli Studi di Siena a partire dallo scavo della Rocca di San Silvestro: sito che si è cristallizzato nel momento del suo abbandono, passando immune attraverso le profonde e drammatiche trasformazioni del paesaggio circostante. Proprio l'eccezionale stato di conservazione dell'insediamento - dice - ha consentito di comprendere e restituire la vita, l'economia e le attività di un villaggio "industriale" del basso medioevo. Francovich, con questo progetto ha saputo rivendicare una diversa concezione della tutela dei siti archeologici, come integrata a quella dei contesti e dei paesaggi ed ha saputo trasmettere agli amministratori la necessità di rendere fruibili le aree, giungendo a concepire tutela e valorizzazione come un binomio inscindibile, che a sua volta non può prescindere dalla ricerca. Al professore dedicheremo il nuovo percorso che sale sulla collina antistante la Rocca, da dove seguiva il procedere del progetto». Tante le tracce lasciate da un'attività mineraria millenaria. «Si può decidere di seguirle sopra o sottoterra - spiega Brocchini -. Gli Etruschi sono stati i primi a ricercare in maniera sistematica ed organizzata i minerali di rame, piombo e argento in questo territorio. Tracce delle loro miniere, scavate seguendo "il filone", sono visibili lungo il percorso della galleria del Temperino ed all'esterno, lungo i sentieri. Le attività minerarie furono probabilmente sospese in epoca romana e ripresero a partire dall'XI secolo, sotto il controllo dei Conti della Gherardesca. In quell'epoca - sottoline - il villaggio fu costruito appositamente per ospitare i minatori impegnati nell'estrazione e lavorazione dei metalli. La Rocca fu abbandonata a metà del 1300 e l'attività mineraria proseguì nelle vicine aree di Massa Marittima e delle Colline Metallifere». Da non scordare i "trasfertisti" tedeschi sistemati da Cosimo I De'Medici a Villa Lanzi (edificio del 1556).Come si legge nella guida del parco qui «gli edifici industriali si trasformano, diventano panorama... bellezza. Senza dimenticare uomini, donne, la loro fatica, la loro vita». Impossibile mettersi a giocare a filetto al corpo di guardia (ormai sotto vetro), si rischia che la bellezza si trasformi in commozione.