L'ANNUNCIO DEL MINISTRO DEI BENI CULTURALI A REGGIO EMILIA Su Instagram, dariofrances pubblica foto di viaggio, paesaggi, spaghetti e selfie... Un fotografante medio, nella cui vita «la fotografia esiste da sempre». Come ministro della Cultura, invece, Dario Franceschini ammette che non è stata la sua prima preoccupazione, «c'erano altre urgenze», ma ora ci siamo. Le "linee guida" del Mibact sulla fotografia, primo intervento organico dello Stato, sono pronte. Il ministro ne ha spiegato la filosofia ieri a Reggio Emilia, al festival Fotografia Europea, nella seconda giornata degli Stati generali della fotografia. La prima, un mese fa a Roma, era una ricognizione del presente. Ieri, qualche parola sull'imminente. In sintesi: la Nazione s'è accorta che la fotografia esiste ed è un bene pubblico. Tutto è precipitato in pochi mesi, quando il ministro ha chiamato in "cabina di regia" Lorenza Bravetta (ex manager di Magnum, già direttrice di Camera Torino) come una sorta di ufficioso "sottosegretario alla fotografia". Spiega quali cose stanno maturando: entro una settimana sarà online il portale fotografia. italia. it, piattaforma per «tutti quelli che si occupano di fotografia ». Poi incontri con gli operatori in ogni regione. In autunno nascerà una struttura "fotografica" del Mibact, e partirà una sperimentazione di educazione visuale nelle scuole. Quarant'anni fa pochi pionieri parlavano di "fotografia come bene culturale". Poi nulla, un campo del sapere abbandonato alle logiche del mercato. Intervistato dal direttore di Repubblica Mario Calabresi, Franceschini non ha esitato ad ammetterlo: «Il ritardo del ministero sulla fotografia è enorme e colpevole». E dire che, mettendo assieme istituti, soprintendenze, archivi, lo Stato è il più grande collezionista italiano di foto storiche: milioni di esemplari. Ma dispersi, poco accessibili e digitalizzati. Prima che arrivino le sirene delle multinazionali del web è urgente far massa critica: «Benvenuti gli accordi con questi colossi, ma non in posizione di debolezza », dice Franceschini, «col patrimonio che abbiamo siamo più forti noi». C'è poi la fotografia come linguaggio del presente, che paesi con meno tradizioni culturali hanno saputo valorizzare meglio. In Italia vivono sotto spade di Damocle i pochi musei di fotografia contemporanea, archivi di grandi autori rischiano di emigrare. «Se finanziamo il cinema perché non dovremmo finanziare la fotografia?», il ministro lascia intendere che ci sarà un fondo per la creazione fotografica. Ma una visione solo patrimoniale o artistica della fotografia non appartiene al secolo della condivisione. «È un linguaggio che sta rimpiazzando le parole. I nostri figli comunicano coi selfie ma nessuno insegna a farlo consapevolmente. Porteremo il linguaggio visuale nelle scuole». Assicura Lorenza Bravetta che i verbi sono al futuro prossimo. Prossima è però anche la fine della legislatura. «Avviamo un lavoro che deve continuare nel tempo», promette Franceschini. L'ultima volta che un sovrano ha convocato Stati generali, poi è scoppiata una rivoluzione.