Finora non era facile (per non dire impossibile) capire quanti soldi riceveva un museo e come li spendeva. Anche perché prima della riforma che ha reso autonomi 32 luoghi d'arte, ciascun museo era incardinato nella soprintendenza e non era altro che un ufficio di quest'ultima. Dunque, non aveva un bilancio proprio e spese e ricavi finivano nella più generale rendicontazione del soprintendente. Con l'autonomia, concessa soprattutto ai musei più "famosi", l'esigenza di saper fare di conto diventa, invece, necessaria, anche per capire come vengono investite le risorse e quali risultati si ottengono. Il 52 dei musei italiani è social, ma la fruizione delle opere digital è limitata Il Rei (rendiconto economico integrato) risponde a questa esigenza. Il nuovo sistema - promosso da Civicum, associazione che ha fatto della trasparenza della pubblica amministrazione la propria bandiera, e messo a punto da Boston Consulting - è stato presentato al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e al ragioniere generale dello Stato Daniele Franco. Il nuovo standard è già stato sperimentato, con il beneplacito del ministero dei Beni culturali e il contributo della Ragioneria, in 26 musei, tra i quali tre autonomi (Galleria Borghese, Pinacoteca di Brera e Gallerie Estensi) e 23 siti che fanno riferimento ai poli museali della Puglia e dell'Umbria. Da estendere a tutti i musei Dopo questa prima fase di test - a Brera si è partiti quando l'autonomia ancora non c'era - i Beni culturali contano di estendere il Rei a tutti gli altri 424 musei, anche perché la normativa che ha riformato l'organizzazione periferica del ministero, introducendo per alcuni siti l'aut0nomia, ha espressamente previsto - articolo 1, comma 2 del decreto 23 dicembre 2014 - che l'azione dei musei statali sia ispirata ai «principi di imparzialità, buon andamento, trasparenza, pubblicità e responsabilità di rendiconto (accountability)». 2016, anno record per i musei italiani. Le star: Colosseo e scavi Due pagine di facile lettura Il Rei, a differenza dei criptici bilanci statali, è di facile lettura: due paginette in cui sono elencate le voci di entrata e uscita in modo comprensibile anche ai non addetti ai lavori e con in evidenza l'avanzodisavanzo, così che tutti si possano fare un'idea di come funziona un determinato museo, di come spende i soldi e di quali risultati ottiene. Il nuovo standard, che non sostituisce la rendicontazione statale ma vi si affianca, risponde ai principi contabili internazionali e in futuro, secondo Civicum, potrà essere esteso a tutti i 75mila uffici periferici dello Stato, anche in considerazione del fatto che è gratuito. Dunque, nessun carico sulle finanze pubbliche. Anche i piccoli musei in controluce La sperimentazione di Rei ha, per esempio, permesso di capire che Galleria Borghese nel 2017 conta di incassare 3,5 milioni di euro dalla vendita dei biglietti, che la Pinacoteca di Brera spenderà 1,3 milioni di canoni e utenze, che le Gallerie Estensi avranno 250mila euro di spese di restauro. Altrettanto si può dire per i siti non autonomi e che fanno capo ai poli museali: il Rei ha messo in controluce quelli della Puglia e dell'Umbria, per cui, per esempio, si può sapere che nel 2017 Castel del Monte ad Andria avrà quasi 370mila euro esborsi per il personale o il Palazzo Ducale di Gubbio più di 33mila euro di manutenzioni straordinarie. Monitoraggio esteso Mentre per i musei autonomi tutto è più semplice, perché ormai sono entità a sé stanti (e la manovrina in discussione in Parlamento ha previsto che possano reclutare figure professionali che mancano, proprio come quelle contabili, e ha raddoppiato il mandato dei direttori generali), per quelli che fanno capo ai poli museali il discorso è più complicato, perchè i loro conti si "perdono" in quelli del polo. Tuttavia, si può, come è stato fatto per i 23 presi in considerazione nel testare il Rei, estrapolarli. Il ministro Franceschini ha , inoltre, affermato che si sta lavorando per fare in modo che anche quei siti abbiano una loro autonomia, in modo da mettere in piedi un meccanismo costante di monitoraggio del loro funzionamento. Cittadini protagonisti Quello attuato attraverso il Rei, ha ricordato il presidente di Civicum Stefano Cianchi, è un esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato, che consente ai cittadini di partecipare attivamente e consapevolmente al controllo della macchina pubblica. Anche perché il nuovo standard, che può essere implementato con nuovi parametri, consente il raffronto tra enti diversi e mette il ministero nella condizione di capire dove il sistema funziona e dove, invece, si è inceppato.