Vicopisano, inchiesta della Procura. Il gpl ha trovato innesco nei fornelli della cucina accesi VICOPISANO. Brandelli di muro. E le croci, simbolo del Castellare, rimaste intatte dopo la violenta esplosione che ha distrutto l'oratorio e rischiato di fare una strage. Un miracolo che non ci siano stati morti, riconoscono gli stessi volontari del Comitato Castellare e i vigili del fuoco che lavorano tra le macerie non possono che annuire anche solo con gli sguardi. «È stata davvero una grazia», è il commento del parroco di San Giovanni alla Vena, che non può non pensare alla grossa croce lignea sopravvissuta allo scoppio nell'unica parete che non è volata a distanza di metri dopo lo scoppio, avvenuto di notte. Chiesa del Castellare: "Andate tutti via", la testimonianza di chi ha evitato la tragedia Guido Batini, insieme al cugino Massimo, era nella cucina da cui è partita la fuga di gas che ha scaturito l'esplosione. Ecco la sua testimonianza (video Sabrina Chiellini) - L'ARTICOLO La luce mercoledì mattina non poteva che dare ulteriori conferme. L'oratorio non c'è più. Intorno macerie e distruzione e la piccola altura sopra il paese di San Giovanni è orfano del suo caro gioiello. I carabinieri mettono insieme i racconti dei sopravvissuti, di chi ha sentito il rumore della fuga di gas e quello dello scoppio. Di chi ha visto le fiamme e pensava che Massimo Perini, entrato nella cucina per cercare di fermare l'uscita del gas, fosse morto. La Procura di Pisa ha aperto un'indagine. Il reato ipotizzato, per ora a carico di ignoti, è quello di danneggiamento a seguito di incendio. Quattro bombole del gas sono state sequestrate dai carabinieri e quando c'è stato lo scoppio due fornelli erano accesi. Potrebbe essersi rotto un tubo ma anche un riduttore di pressione, spiega Ruggero Putoto, responsabile della comunicazione dei vigili del fuoco di Pisa. Si cercheranno eventuali responsabilità per capire cosa abbia causato l'uscita di gas anche se al momento non sono stati trovati elementi per capire cosa si sia rotto. Ma i carabinieri controllano anche le autorizzazioni della cucina e degli impianti presenti dietro la chiesa, nella sagrestia. «Il gpl ha trovato innesco nei fornelli accesi e da qui lo scoppio che ha scaturito anche l'incendio. Verificheremo l'impianto per capire come funzionava, appena saremo nelle condizioni di operare dove c'è stato l'incendio cercheremo altri indizi», hanno detto i vigili del fuoco al termine di un lungo sopralluogo e prima di mettere in sicurezza il piccolo campanile che è stato demolito dopo il sopralluogo della Soprintendenza. L'area è sotto sequestro. È pericoloso avventurarsi tra queste rovine anche se già ieri c'era la processione dei curiosi. «Faremo il possibile, anche in accordo con la Soprintendenza perché l'edificio possa essere ricostruito quanto prima», sono le parole del sindaco Juri Taglioli, arrivato al Castellare con la polizia municipale l'altra sera dopo lo scoppio e di nuovo ieri mattina. «Per fortuna non ci sono stati feriti, per il resto vedremo come fare». L'attaccamento del paese all'oratorio è enorme. Ieri i volontari del comitato, dopo che i vigili del fuoco hanno recuperato il crocifisso ligneo, come un bambino lo hanno "scortato" verso la chiesa di San Giovanni. La chiesina del Castellare, simbolo di San Giovanni alla Vena, nel marzo 2001 era stata donata alla parrocchia dopo che era stata acquistata dall'avvocato Carlo Bruni di Pontedera insieme ad una più ampia proprietà in cui si trovava pure una cava dismessa. In quell'occasione era stato trovato un accordo per fare in modo che ai parrocchiani, all'epoca preoccupati di non avere accesso alla chiesa, fosse consentito l'accesso alla chiesa in occasione della via crucis e per le diverse celebrazioni religiose.