C'È qualcosa, nei quadri di Caravaggio, che ti fa scorgere il suo sguardo "assassino" sul mondo. Gli sfondi oscuri, i personaggi in primo piano illuminati da fasci di luce, corpi aggrovigliati e sporchi, carne contratta ed espressioni realistiche, spesso piene di dolore. È la vita che ritrovi nelle sue magnifiche opere, è l'uomo nella sua più brutale verità, denudato da inutili simbolismi e orpelli e raffigurato in tutta la sua fragilità di essere animale, un impasto di imperfezione e magnificenza, poesia e sudiciume. Eppure con quelle figure così crude il Merisi rappresentava i santi, la Madonna, i martiri, Gesù Cristo. Figure divine rese umane. O il contrario. Sono incappato qualche giorno fa in un documentario su Sky, in particolare sul tempo trascorso dal geniale artista nella nostra città, nel milleseicentosei prima e nel milleseicentonove poi. Si stabilì nei Quartieri Spagnoli e a Napoli diede vita ad alcuni dei suoi quadri più famosi, fra cui il suggestivo "Sette opere di Misericordia", conservato presso il Pio Monte della Misericordia, "La flagellazione di Cristo", che come sappiamo è esposto nel museo di Capodimonte, e la sua ultima opera, "Il martirio di sant'Orsola" (custodito presso il palazzo Zevallos), che proprio in questi giorni è partito in prestito alla volta di New York, destinazione il museo Metropolitan. A Napoli, in cambio, arriverà un altro suo quadro, "I Musici", dipinto della sua gioventù. Tre quadri di uno dei più grandi pittori italiani di tutti i tempi sparsi per la città e io neanche lo ricordavo. Altrimenti lo avrei detto ai tanti che spesso sono costretto a persuadere a visitare Napoli. Nei miei giri per l'Italia incontro lettori che mi dicono di essere stati da noi solo per un pomeriggio, una mattina, mezza giornata, il tempo di fare scalo per poi ripartire in direzione di Pompei, Ercolano, Sorrento, Ischia, Capri e così via. E allora, con santa pacienza, mi metto lì e spiego loro quello che si sono persi elencando le tantissime cose che ci sono da vedere nella nostra metropoli, dal Cristo Velato in giù. Eppure anch'io Caravaggio me l'ero perso per strada, ed è un peccato, perché nei miei accesi spot promozionali avrebbe fatto certamente la sua figura. Avrei potuto parlare di come, a mio avviso, i suoi tormenti, il suo sguardo inquieto, rappresentino alla perfezione la città di Napoli, luogo nel quale da sempre sacro e profano camminano a braccetto, fede e scaramanzia si scambiano ammiccamenti, e bellezza e miseria si sorridono a un palmo di naso. Se mi fosse venuto in mente, avrei anche spiegato ai miei allibiti ascoltatori e turisti poco informati che Napoli ospita anche la collezione Farnese, fra le più importanti al mondo, contenente le opere dei più grandi artisti rinascimentali, e che il Museo del Tesoro di San Gennaro, situato accanto al Duomo, espone il tesoro di San Gennaro (accumulatosi nei secoli grazie alle donazioni dei privati), da alcuni studiosi ritenuto addirittura più ricco di quello della corona d'Inghilterra della regina Elisabetta II. Tutte cose che mi ha ricordato il documentario appunto. È che l'abbondanza, si sa, porta ad avere lo stomaco pieno. Sì, è sbagliato, e pure ridicolo, se solo pensiamo che altri Paesi sono capaci di dare enorme risalto a quel poco che hanno (in confronto a noi) e di mettere in piedi musei e itinerari turistici per alcune opere. Pompei è il terzo sito archeologico più visitato al mondo se non sbaglio, ma pensate se ce l'avessero gli americanicosa combinerebbero? Ci camperebbero tre stati con il suo fatturato, ve lo dico io. Spesso siamo così abituati a lamentarci, così presi dal recitare un copione già scritto, che neanche più ci accorgiamo di tutto quello che abbiamo e che il resto del mondo neanche sogna di avere. Per fortuna non tutti sono "scordarelli" come noi. Proprio Sky ha deciso di svolgere qui il primo festival dedicato al suo canale monotematico sull'arte, che si terrà dal 5 al 7 maggio e avrà come Quartier generale Villa Pignatelli. Mentre i numeri di questo aprile ci dicono che alcune reticenze forse iniziano a sgretolarsi e la gente torna a visitare quella che è stata la più grande metropoli d'Europa per secoli, la città dalla cultura millenaria che ha masticato arte fin dalla sua nascita. E che a volte ha lo stomaco pieno.
la Repubblica
30 Aprile 2017
LO SGUARDO PIENO DI CARAVAGGIO
LO
Lorenzo Marone
la Repubblica
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Bene culturale
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