«UNA REGATA nella fontana della Reggia di Caserta? Ma è un'idea geniale». Non ha dubbi, il critico d'arte Philippe Daverio, e a sostegno del suo punto di vista ricorre a una citazione del filosofo e rivoluzionario francese Nicolas de Condorcet: «Diceva che il popolo sovrano è l'erede del principe. Questa dovrebbe essere la giusta percezione dei beni culturali. In Europa c'è già, in Italia invece è ancora tutta da inventare». A cosa si riferisce, professore? «Per troppo tempo i nostri beni culturali sono stati considerati proprietà delle soprintendenze. Una volta una direttrice mi disse: "Venga a vedere le mie collezioni". Allora le risposi, mostrando il libretto d'assegni, che ero pronto ad acquistarle. Nello stesso solco si inserisce la critica che rivolsi ad Alberto Ronchey quando, da ministro, vietò di fotografare alcune opere di proprietà pubblica. Ma se sono pubbliche e come tali del cittadino, il cittadino deve anche avere il diritto di fotografarle ». Dunque secondo lei ha fatto bene anche il direttore del Museo archeologico nazionale Paolo Giulierini a organizzare un evento con dimostrazioni di volley, karate e altri sport? «Ma certamente. Sono strumenti di comunicazione importanti. E poi, guardi, se c'è un luogo dove la sperimentazione può essere stimolante è proprio Napoli. Questa città, pur con tutti i problemi che si porta dietro, se sceglie di lanciare ipotesi nuove di divertimento, riesce a farlo bene. E mostra da sempre una duplice immagine: da un lato c'è quella catastrofica, dall'altra quella sperimentale. Pensiamo alla metropolitana». In che senso? «Napoli è la prima città ad avere una metropolitana esteticamente definita. Eppure gli italiani non lo sanno proprio. Quando vengono trasmesse le immagini in televisione, le stazioni non si vedono quasi mai». Questo perché, secondo lei? «Purtroppo l'immagine della città è molto complessa, viene percepita sulla base dei luoghi comuni. Ecco, una mutazione della percezione cambierebbe i destini della città. Ma serve una presa di coscienza più ampia» Faccia un esempio. «Il lungomare: una volta deciso di chiudere al traffico, a quel punto dovrebbe essere trasformato in un giardino. Dovessi decidere io, ci pianterei duemila palme». Le è piaciuto anche lo spettacolo al Teatro San Carlo con Diego Maradona e Alessandro Siani? «Sì. Anche perché il discorso che facevamo prima vale a maggior ragione per il San Carlo: è il tempio della città che però non è mai stato fino in fondo dei napoletani. È una cosa curiosa, non trova?». Via libera anche a Federica Pellegrini che nuota nella piscina della Reggia di Caserta? «Mi ci faccia pensare...No, qui forse si può fare di meglio». E come? «Farei nuotare Pellegrini nella grande vasca da bagno di San Leucio: lì si nuotava sul serio, anche la regina Maria Carolina». Un'ultima domanda, professore: non è che poi le cose siano andate molto bene per il marchese de Condorcet. Finì i suoi giorni in prigione per contrasti con Robespierre. «Beh, sì. Ma non per quella frase. Mica si deve passare per forza dal comportamento libertario al regime del terrore».