Sarebbe una manovra nella manovra. E basterebbe, da sola, a finanziare ad esempio tre quarti del fondo da 80 milioni per l'assistenza ai disabili. Perché la Sicilia dimentica di mettere a frutto i suoi patrimoni migliori: il mancato incasso ammonta almeno a 60 milioni, dai musei che incassano molto meno delle altre regioni italiane alle spiagge che vedono l'Isola alle spalle di località meno appetibili per i bagnanti come il Lazio, fino ad arrivare al petrolio e ad altri rivoli che si disperdono nel bilancio. SPIAGGE LOW COST L'ultimo dato è stato fornito ieri dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: le concessioni sui 7mila chilometri di coste italiane valgono complessivamente oltre 103 milioni, circa 15 euro ogni metro. Ci si aspetterebbe di trovare la Sicilia, che da sola ha un settimo delle spiagge italiane, in testa alla classifica, ma non è così: nelle casse della Regione entrano solo 9,5 milioni, mentre il Lazio che ha un terzo delle coste siciliane ne incassa 10,4. Se la media si allineasse a quella della Regione guidata da Nicola Zingaretti, i ricavi aggiuntivi sfiorerebbero i venti milioni. Il motivo è presto detto: molte delle concessioni si trascinano da anni, spesso a prezzi irrisori. Fotografati dal censimento condotto dalla Regione meno di un anno fa: la grande spiaggia dei palermitani, quella gestita dalla Società Italo-Belga a Mondello, ha una superficie di 36mila metri quadrati, un canone di circa 80mila euro e un fatturato, secondo il bilancio 2014, di 3 milioni. Ancora nel capoluogo le concessioni più grandi sono il "Costa degli Ulivi" (7.400 metri quadrati per 50mila euro annui e un fatturato di 8 milioni) e il circolo Roggero di Lauria (24mila euro di canone per 3mila metri quadrati). Le concessioni più rilevanti dell'Isola, però, sono quelle del Catanese: l'Opera San Giovanni Bosco ha una porzione di spiaggia da 40mila metri quadrati per un canone di 57 mila euro, il lido del Villaggio turistico paga 153mila euro per 33 mila metri quadrati sui quali c'è anche un ristorante e il Lido azzurro spende 49mila euro per 50 mila metri quadrati. Prezzi stracciati anche nelle perle di provincia: la Kefa general service, forte di duemila metri quadrati con ristorante a Cefalù, paga 30mila euro, mentre la Settima luna di Lipari ne versa 5.579 per mille metri quadrati. MUSEI SENZA APPEAL I tesori della Sicilia, del resto, non sono solo naturalistici. Ma dalla ricchezza culturale dell'Isola si incassa davvero poco: nel 2016 l'anno che la stessa Regione ha presentato come quello del boom turistico i visitatori sono stati 4.392.005, e hanno portato nelle casse del sistema Beni culturali 23,2 milioni di euro. Briciole, in confronto a quello che ricava invece la Campania, che secondo gli ultimi dati dell'Ente bilaterale per il turismo ha un numero analogo di turisti arrivati: nella regione di Pompei i visitatori dei musei sono stati invece oltre 8 milioni, per uno sbigliettamento da 41,7 milioni. Basterebbe portarsi ai livelli campani per acciuffare altri 18 milioni di euro. Un problema di appeal, di capacità di attirare visitatori, ma non solo. Per capire il motivo basta fare un confronto ad esempio fra la stessa Pompei e quella che potrebbe essere una sua omologa siciliana, la pur performante Valle dei Templi: per la prima è possibile acquistare i biglietti online anche su circuiti come TicketOne, per la seconda bisogna fare la fila come prima della rivoluzione digitale. ROYALTIES IN CALO Ci sono poi gli incassi dimenticati. Ad esempio quelli per gli idrocarburi: nonostante nel 2013 le royalties siano state portate al 20 per cento, una quota ancora lontana da quelle del resto d'Europa (la Norvegia, ad esempio, chiede quattro volte tanto) ma su livelli finalmente più alti rispetto al passato, gli incassi non sono mai decollati. È lo stessa dipartimento Energia, nell'ultimo rapporto, ad ammetterlo: nel 2015 la produzione di idrocarburi si è ridotta di circa il 10 per cento, ma le royalties riscosse dalla Regione sono crollate da oltre 26 a poco più di 15 milioni. Calcolatrice alla mano, all'appello mancano circa 9 milioni. All'elenco si potrebbero aggiungere poi numerose altre voci: dai 10,5 milioni di condanne della Corte dei conti mai riscosse dalla Regione al milione e 300mila euro di sanzioni per l'abusivismo rimaste solo sulla carta, fino al risparmio mai quantificato per la gara sulle autolinee che l'assessorato ai Trasporti rimanda da anni. E che ieri l'Ars ha rinviato di altri due anni. Per gli incassi c'è sempre tempo.