L'imbarazzante vicenda dei lampioni romani sacrificati al gelido risparmio nuovista delle lampadine a led . Il (tardivo) intervento dei vigili sui banchetti di Porta Portese Siete degli inguaribili romanticoni? Sospirate ancora al ricordo della lanterna trasteverina sotto i cui discreti raggi vi dichiaraste al primo amore? O, ahivoi, siete addirittura esteti inveterati, puristi ostinati, urbanisti infoiati, convinti comunque che le lucerne dai caldi riflessi arancioni fossero l'unica illuminazione degna d'una storia plurimillenaria? Beh, tranquilli. Ciò che la mano pubblica toglie, il mercato (più o meno nero) può restituirvi in forma privata. L'imbarazzante vicenda dei lampioni romani sacrificati al gelido risparmio nuovista delle lampadine a led (senza uno straccio di parere della Soprintendenza, pare) e ricomparsi d'incanto sulle bancarelle di Porta Portese per 70 euro l'uno o, addirittura, nel giardino di qualche architetto svelto di mano ad appena 25, ci dice della Città Eterna e del suo genius loci più di mille trattatelli antropologici. E poco importa se, dopo gli articoli di Lilli Garrone e Claudia Voltattorni su questo giornale, i vigili urbani si sono affrettati (si fa per dire) a sequestrare questi simboli dell'Urbe dal banchetto (abusivo) di un bengalese che a Porta Portese faceva furore. Accaparratori, non scoraggiatevi. Alcuni degli operai che vanno smontando questi reperti della nostra storia sembrano assai disponibili a svenderli per un pugno di euro anziché farli rottamare. Suvvia, basta seguirli allora, visto che di lampioni ne smantelleranno almeno tremila secondo Acea. In ossequio al broccardo che governa Roma, secondo cui ciò che è mio è mio e ciò che di tutti non è di nessuno...