La "Vera Croce" ingabbiata dal cantiere informatico LA CAPPELLA maggiore della Basilica di Santa Croce sembra un'astronave: ponteggi e luci al neon, ascensore, scale e moquette rossa ingabbiano fino a25 metri le pareti affrescate da Agnolo Gaddi con la «Leggenda della Vera Croce». Un cantiere mastodontico di9 piani, con una stazione informatica all'ultimo piano, costato circa 400 mila euro, allestito per permettere il restauro dei mille metri quadrati di affreschi dipinti da Gaddi tra il 13 80 e il 1390. Un intervento complesso per il Pantheon fiorentino, che tuttavia non priverà i visitatori della possibilità di poter ammirare da vicino il mirabile racconto del ciclo francescano della Croce. I ponteggi resteranno per almeno cinque anni, ma dal prossimo autunno piccoli gruppi potranno salire sulle impalcature fino a toccare le volte della basilica a 25 metri di altezza, un volo quasi, come già accadde anni fa in Duomo con il restauro degli affreschi di Zuccari e Vasari sulla cupola. «L'allestimento del ponteggio trasforma l'intera cappella in cantiere aperto al pubblico. Da un lato procederemo con indagini tecnico-scientifiche, dall'altro cercheremo di consentire ai visitatori, che in un anno sono un milione con punte di 6 mila al giorno, di salire fino al soffitto» osserva Giuseppe De Micheli, direttore dell'Opera di Santa Croce. Intanto studiosi e restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure e dell'Università di Kanazawa in Giappone (che ha investito nell'operazione 1.130 milioni di euro finanziati dal mecenate Tetsuya Kuroda), con i tecnici dell'Opera hanno già preso visione della superficie pittorica: un incontro ravvicinato con depositi di sporco, ragnatele, sgocciolature, fessure e vistose crepe negli intonaci, solfatazioni e cadute di colore che mettono a rischio la pellicola pittorica. «L'osservazione diretta ha evidenziato fenomeni di degrado molto più gravi di quanto pensassimo e di quanto fosse possibile capire da un primo esame» spiega il soprintendente dell'Opificio Cristina Acidini. Ma toccherà a complesse indagini diagnostiche valutare i danni. Peri profani salire fino in cima ai ponteggi è un'esperienza rara: il ciclo dipinto da Gaddi si snoda su otto registri, comincia in alto a destra con la morte di Adamo e Seth, continua l'adorazione del legno a parte della regina di Saba, con la costruzione della Croce e la sua adorazione, proseguendo come un film con gli episodi della "Leggenda aurea" del domenicano Iacopo da Varagine. Le figure sono a grandezza naturale, e colpisce la precisione calligrafica delle pennellate per occhi, ciglia e capelli, la vividezza dei colori, lì dove crepe, esfoliazioni e trasformazioni della pittura non hanno lasciato il posto a sbavature e dilavamenti. E stupiscono quelle che gli storici dell'arte chiamano «ingenuità»: ponti piccoli accanto a figure cavalli grandissimi, fiumi con pesci, miriadi di animali e uccelli ritratti con cura fotografica da Agnolo Gaddi, massimo maestro in quest'arte, appresa dal padre Taddeo (autore degli affreschi del Cenacolo di Santa Croce) nonché uno dei più importanti allievi di Giotto. Anche le vetrate trecentesche istoriate, in più punti spanciate, saranno restaurate. Insieme alle grandi fessure che sembrano minacciare la staticità delle volte. «A quanto sappiano, è dagli anni '40 che non viene effettuato un restauro nella cappella, forse sono stati effettuati degli interventi dopo l'alluvione solo in basso» spiega Maria Rosa Lanfranchi restauratrice dell'Opificio.