La Corte dei Conti accende i riflettori su Padova: non ancora iniziata la manutenzione urgente finanziata dal governo nel 2014 di Oltre due anni fa il governo ha inserito la Cappella degli Scrovegni e il Museo degli Eremitani tra le emergenze culturali: tra le opere che richiedevano un intervento rapido perché ad alto rischio degrado. Da allora, dal decreto del 23 settembre 2014 con cui Roma stanziava 500 mila euro a favore dell'opera, i lavori non sono ancora iniziati. Un ritardo finito sotto la lente della Corte dei Conti, sezione centrale di controllo, che ha fatto il punto sullo stato dei lavori indifferibili e urgenti a tutela dei beni culturali italiani a grave rischio di deterioramento. Nella relazione che porta la data dal 6 aprile, ma che è stata resa pubblica la scorsa settimana, la magistratura contabile ha esaminato la gestione delle risorse destinate dallo Stato al recupero delle opere individuate appunto dal decreto del 2014 e da uno precedente del 2013. Ebbene, su sedici interventi elencati e finanziati, quattro risultano ancora in alto mare e vengono pertanto segnalati dalla Corte: la prima dell'elenco, insieme al Castello dell'Imperatore di Prato, a Villa Manzoni di Lecco e a Terramare di Noceto, è la Cappella degli Scrovegni con il Museo degli Eremitani. «È evidente che la mancata conclusione delle attività previste di cui al decreto interministeriale, si ponga in contrasto con le esigenze di indifferibilità e urgenza», sottolinea il relatore Andrea Liberati. L'intervento prevede il restauro del cenobio a partire dal soffitto stellato; settecento le stelle dorate a otto punte sul cielo blu della Cappella. Prima dell'allestimento del cantiere si sono però rese necessarie indagini geologiche e archeologiche con l'intervento dei tecnici dell'Iscr (Istituto superiore per la conservazione e il restauro). E proprio questi accertamenti avrebbero contribuito al rallentamento del cantiere. Un elemento, questo, che la Corte dei Conti non trascura. Così, dopo aver rilevato come per alcuni interventi vada rilevato «un lasso temporale di circa un anno dal decreto di riparto delle risorse alla data di affidamento dei lavori», Liberati si sofferma sulla Cappella degli Scrovegni sottolineando appunto che «il differimento temporale nell'attuazione dell'intervento è stato giustificato con la delicatezza e la peculiarità dell'immobile e la necessità di eseguire numerosi monitoraggi e indagini sul suo stato conservativo». In sostanza il ritardo è spiegabili con i sopralluoghi preliminari. Qualcosa comunque si è mosso: sono state avviate e concluse cinque gare con relativi affidamenti per complessivi 224 mila euro (al netto di Iva. Nessun contratto, rilevano i magistrati contabili, risulta però in essere al momento. Dal Comune di Padova che opera in collaborazione con la Soprintendenza, fanno sapere che entro l'estate, al termine di tutti i controlli (anche sui requisiti delle aziende vincitrici), i cantieri dovrebbero infine partire. La Corte dei Conti, dopo la disamina della situazione delle sedici opere culturali finanziate contesta come «lo strumento del decreto legge non è stato di per sè sufficiente alla spedita realizzazione dei lavori» e afferma che taluni interventi erano «verosimilmente evitabili con un'adeguata manutenzione nel tempo». Infine: «È evidente come la mancata conclusione delle attività programmate per quattro dei dieci interventi di cui al decreto interministeriale contrasti con le esigenze di indifferibilità e urgenza rappresentate dal legislatore».