Si riaccende la polemica dopo il tuffo del performer nella Fontana di Trevi e il ministro rilancia l'idea di limitare gli accessi: "Ma la scelta è dei sindaci" "No al ticket, la bellezza deve restare aperta Però è essenziale evitare il sovraffollamento" Basta bagni e bivacchi. Dopo l'immersione nella Fontana di Trevi di Manolo e Adrian Pino, il primo finto spagnolo l'altro artista catalano, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rilancia il numero chiuso nei luoghi caldi del turismo. Quelli da overbooking. «Il ticket per entrare nelle città è una cosa sbagliata dice perché le città devono restare aperte e libere. Ma dei regolatori di accesso che evitino sovraffollamenti in alcuni luoghi d'arte che rischiano di essere travolti da troppo turismo sono invece una cosa ragionevole». E fa l'esempio di Dubrovnik, dove i regolatori sono stati già sperimentati. «La scelta è anzitutto dei sindaci precisa ma l'aiuto che daremo come ministero sarà definire con loro stategie e norme». Gia le norme. Che troppo spesso non vengono rispettate. Dopo i due nuotatori nudi di Fontana di Trevi, ieri mattina un'altra turista tedesca si è levata le scarpe e giù nell'acqua: Anita Ekberg versione pediluvio. E l'immagine di un turismo sempre più fuori controllo non riguarda solo la capitale, ma anche altre città d'arte dove pranzi al sacco e pipi moleste si sommano a orde di persone con lo zainetto in spalla e la stecca per il selfie in mano stipate su piazze, calle e ponti. Come difendere i gioielli di un'Italia fragile quanto preziosa? Numero chiuso, come ha chiesto più volte il governatore Luca Zaia per Venezia, dove anche i residenti si sono mobilitati con manifestazioni e proteste al grido di «noi, prigionieri dei trolley»? E anche a Firenze l'idea ha tentato più di qualcuno per tutelare un Ponte Vecchio dove, in alcune giornate, passano anche 20mila persone. Meglio uno stop agli ingressi quando si raggiunge il sold out? E la misura adottata da tempo, nei giorni clou, agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Per i maleducati, invece, quali rimedi adottare? Sempre a Venezia, il Comune si è affidato a Facebook e Twitter per far arrivare ai turisti un vademecum che spiega cosa si può fare ( e cosa no ) in città. Anche la Federalberghi romana sta studiando un'iniziativa del genere: «Vorremmo distribuire ai nostri clienti dice il presidente Giuseppe Roscioli un decalogo sui divieti». Ma bon ton e contravvenzioni non bastano. Secondo Adriano La Regina, soprintendente di Roma per quasi trent'anni, fino al 2004, cancellate e tornelli in certi luoghi sono impensabili. «Non si possono ingabbiare Fontana di Trevi o la scalinata di Trinità dei Monti. Nonostante il pregio storico e architettonico restano piazze, vie, luoghi di aggregazione spiega E non serve neanche la politica della multa più severa. Occorre invece una visione nuova del turismo, che negli ultimi anni è esploso in maniera incontrollata. E che aumenterà sempre più grazie agli arrivi da Cina, Corea e da tutta quella parte di mondo che ha sempre più la voglia e la possibilità economica di per viaggiare». La soluzione: «Investire nel settore, pubblicizzare città e musei meno conosciuti. Indirizzare i turisti verso nuove destinazioni». E ancora «La politica deve partire dallo Stato centrale, certo, ma i Comuni devono far rispettare le regole. Come possiamo pretendere educazione dai turisti quando nel centro di Roma ci sono i buttadentro nei ristoranti, i saltafila davanti ai musei, i tavolini selvaggi nelle piazze e i venditori di souvenir orribili a oscurare la visuale del Pantheon? Se manca il decoro, manca il rispetto».