Domenici a Roma dal ministro : due ore di colloquio "molto cordiale". Per ora niente commissario al Comunale TEATRO comunale, niente commissariamento. Per il momento. Al termine di un faccia a faccia andato avanti per quasi due ore, dalle 20 a quasi le 22 di ieri, il sindaco e presidente del consiglio d'amministrazione del Teatro è uscito dallo studio del ministro della cultura Rocco Buttiglione senza decisioni imme-diate. Il ministro ha preso tempo per pensarci su. Per esaminare la situazione di crisi che si è aperta e per valutare le diverse soluzioni possibili. Forse oggi stesso il ministro potrebbe annunciare qualche decisione. Forse la richiesta di un tentativo di mediazione in extremis, dopo la spaccatura di una settimana fa. Ma anche l'ipotesi del commissariamento e dell'azzeramento dell'or-gano direttivo del Teatro resta in piedi. Quello di ieri però è stato il primo incontro tra sindaco e ministro. Un incontro definito «molto cordiale» dallo stesso Domenici, finito con una amabile discussione su Habermas e Del Noce, il filosofo cattolico accanto al quale si è formato Buttiglione. MA PROPRIO per questo, trattandosi solo del primo incontro, svoltosi a Roma, il ministro ha voluto comunque prendere tempo per capire meglio la crisi fiorentina. Il sindaco Domenici ha illustrato nei dettagli gli ultimi decisivi passaggi, senza avanzare nessuna soluzione e nessuna ipotesi: le dimissioni del sovrintendente Van Straten, la rosa dei cinque possibili successori disponibili sul mercato, il venir meno dell'ipotesi di Gennaro Di Benedetto, l'attuale sovrintendente di Genova che appariva in pole position ma che poi si è tirato di fatto indietro. Quindi la rottura consumata nel consiglio d'amministrazione di una settimana fa e l'impossibilità di far decollare la candidatura di Francesco Giambrone, l'ex sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo. Una rottura esplosa in particolare tra il sindaco e i tre consiglieri vicini al centrodestra: Stefano Bertini e Fabio Uccelli di nomina ministeriale e Girolamo Strozzi. Una rottura perciò, come hanno reso tra l'altro chiaro gli attacchi a Domenici lanciati nell'ultima settimana da Forza Italia, che corre il rischio di assumere i connotati di uno scontro politico. Il ministro si è informato dal sindaco circa gli eventuali spazi per un nuovo tentativo di mediazione, per ricucire le divisioni interne. Ma ha rinviato, forse ad oggi stesso, forse ai giorni successivi, qualsiasi decisione. Che succederà adesso? La richiesta di un ultimo tentativo di dialogo veniva giudicata ieri sera la mossa più probabile da parte del ministro. Un ulteriore discussione e tentativo potrebbe dimostrare l'impossibilità di ogni mediazione. O al contrario, potrebbe rendere così vicina la possibilità diun commissario e di un azzeramento totale, da spingere il consiglio del Maggio Musicale ad una soluzione comune. Ad un patto istituzionale in nome di una delle istituzioni culturali più prestigiose della città. Solo oggi forse si potrà capire quale sarà la strada che si proverà ad imboccare. Solo oggi si potrà cioè capire quali sono le reciproche disponibilità. «Sono fermamente contrario a qualsiasi ipotesi di commissariamento del Maggio, Domenici non può agire da padre padrone su una struttura che costituisce parte rilevante della cultura della Toscana», aveva detto Paolo Bartolozzi di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio regionale, nel primo pomeriggio. Una ipotesi invece messa in conto da giorni dai Ds, come ha più volte detto il presidente della commissione comunale cultura Dario Nardella, convinti che gli spazi di mediazione siano ormai ridottissimi. L'incontro col ministro Buttiglione si è tenuto più tardi del previsto: Domeniciha chiesto un posticipo perché trattenuto, in qualità di presidente nazionale dell'Anci, alla trattativa sul Dpef tra i Comuni, le Regioni e il governo. Una trattativa piuttosto animata, dal momento che a tarde pomeriggio, non ottenendo nessuna risposta sul temuto taglio a] fondo sociale, sindaci e presidenti di Regione sono arrivati a minacciare di restare nelle stanze del ministero degli Affari Regionali, dove si teneva la trattativa: «Non ce ne andiamo finché non arriverà una risposta certa dal ministro Maroni», ha dichiarato poco dopo le 18 lo stesso Domenici. Solo dopo le 20 Domenici si è trasferito al ministero della cultura per incontrare il ministro Buttiglione.