Il Campidoglio va allo scontro aperto col governo e decide di fare ricorso al Tar contro il decreto del ministero dei Beni culturali che istituisce il parco archeologico del Colosseo, sganciandolo dal resto della Soprintendenza. In sostanza, secondo la giunta M5S, il nuovo organismo sarebbe «lesivo degli interessi di Roma». Inoltre, creerebbe, «un'area di serie A e una di serie B. È inaccettabile », dice la sindaca. È l'ultimo atto di una polemica che finora aveva interessato il vicesindaco Luca Bergamo e il ministro Dario Franceschini. Uno scontro che va avanti da mesi e che, da ieri, si è trasformato in una guerra. Un conflitto tra istituzioni "aggravato" da quello che, dall'entourage del ministro, giudicano uno «sgarbo istituzionale »: ieri, infatti, Raggi e Franceschini erano seduti fianco a fianco nei saloni dei Musei capitolini per la presentazione al pubblico di un'opera finora sconosciuta di Michelangelo Buonarroti, un disegno a matita venuto alla luce durante il restauro del suo "Sacrificio di Isacco". NÉ in quell'occasione, né nella visita privata (richiesta dalla sindaca al ministro) Raggi ha informato Franceschini del ricorso. «Lo apprenderà dalle agenzie», dirà la prima cittadina al termine della conferenza stampa successiva, convocata con preavviso minimo e titolo molto vago "Iniziative dell'amministrazione per tutelare l'interesse della Capitale nelle decisioni che riguardano gli asset strategici per lo sviluppo" per non svelarne i contenuti. Anche per questo, la reazione di Franceschini è stata fulminea. E molto più che stizzita: «È incredibile che i 5Stelle, che si riempiono quotidianamente la bocca di cambiamento, trasparenza e innovazione, ricorrano al Tar per bloccare a Roma una riforma che sta dando frutti in tutta Italia». Il decreto, vissuto da Raggi come «un'inaccettabile scelta calata dall'alto», riproduce infatti per Roma quanto già attuato per Uffizi, Reggia di Caserta, Brera, Pompei. «E nessun sindaco osservano al Mibact si è mai sognato di rivolgersi al Tar». In più, sostengono al ministero, Raggi impugna l'atto sul Colosseo ma non quello che istituisce il parco autonomo dell'Appia o di Ostia antica, che pure vengono scorporati dalla Soprintendenza generale. Lo fa, però, per l'Anfiteatro Flavio, il monumento più visitato d'Italia con incassi di milioni di euro. «I ricavi della bigliettazione attacca Raggi portano nelle casse del nuovo ente circa 40 milioni di euro che prima andavano per l'80 alla Soprintendenza speciale. Oggi invece saranno tutti del parco e solo il 30 andrà a ciò che resta della Soprintendenza. Quindi su Roma rimane molto poco». L'assist che consente a Bergamo di rincarare: «In questo modo si crea una good company e una bad company ». «Falsità», ribatte a stretto giro Franceschini, «non cambierà nulla nel rapporto tra la città e l'area archeologica e resterà identico l'utilizzo degli incassi del Colosseo su Roma». Uno scontro a tutto campo che però è soprattutto politico, con la giunta 5S schierata con quel gruppo di funzionari e dirigenti dello stesso Mibact che avevano criticato più o meno apertamente il decreto sul parco archeologico. Franceschini difende, invece, la sua riforma: «Il Colosseo diventa finalmente un istituto autonomo, dotato di un proprio bilancio e con un direttore scelto con una selezione internazionale già in corso e a cui hanno presentato domanda 84 candidati da tutto il mondo». Ma il Campidoglio insiste. E, oltre a fare ricorso al Tar (che, secondo il Mibact, «non sta in piedi»), punta alla revisione dell'accordo firmato nel 2015 da Franceschini con Ignazio Marino. Obbiettivo: rafforzare ed estendere a tutto il territorio comunale il coordinamento tra Mibact e Campidoglio sulla tutela e valorizzazione del patrimonio dell'Urbe. Una strategia «assurda », insistono al Collegio Romano: «Prima ci danno uno schiaffo e poi chiedono di sedere al tavolo per rinegoziare l'intesa». Un scontro che accende la polemica politica. «Con una scelta che lascia allibiti e che peraltro denota totale analfabetismo istituzionale, la sindaca Raggi dimostra di essere contro la trasparenza, contro una vera autonomia, contro una maggiore efficienza», tuona la deputata pd Lorenza Bonaccorsi: «Alla competenza di un direttore scelto con una selezione internazionale, evidentemente preferisce le nomine calate dallo studio Casaleggio». Plaude invece il leader di Si Fassina: «Sosteniamo l'iniziativa della giunta Raggi per la difesa del parco archeologico del Colosseo». Ora la guerra si sposta in tribunale.