LA POLEMICA PROSEGUE LO SCONTRO TRA BERGAMO E IL MINISTRO FRANCESCHINI «MAI, in passato, il Colosseo ha trasferito risorse al Comune di Roma ». Il giorno dopo la "dichiarazione di guerra" del Campidoglio al governo sulla gestione del monumento più visitato (e soprattutto più redditizio) d'Italia, è il ministro Dario Franceschini a battere un colpo. Insiste sulle «fake news» della sindaca che l'altro ieri aveva contestato la ripartizione dei ricavi della vendita dei biglietti dell'Anfiteatro Flavio dopo l'istituzione, decisa dal Mibact, del Parco archeologico. Di quei 40 milioni l'anno, «solo il 30» resterà alla vecchia Soprintendenza, privata del controllo di Colosseo, Foro romano, Palatino e Domus Aurea. «Prima sostiene la Raggi ne andava l'80». Per il ministro il calcolo non è preciso: «Le risorse derivanti dai biglietti del Parco Archeologico scrive contribuiranno per un 80 alla tutela e valorizzazione di tutti i beni culturali statali presenti nel territorio di Roma, di cui il 50 a quelli siti nell'area archeologica centrale e il 30 a quelli nel restante territorio della città, di competenza della Soprintendenza speciale di Roma». Il restante 20, invece, «come già avviene dal 2015 per tutti i musei e i luoghi di cultura dello Stato, contribuirà al sostegno dell'intero sistema museale nazionale ». Al di là delle accuse di "fake news", lo scontro, come si evince dalle dichiarazioni, insiste sulla filosofia alla base della divisione dei fondi: per il Comune, il parco premia maggiormente l'area archeologica destinando al resto della città "le briciole". Per il ministero non cambia nulla e anche il resto del patrimonio della capitale continuerà a essere valorizzato, beneficiando di una migliore gestione del parco del Colosseo. Secondo l'assessore alla Cultura Luca Bergamo (che da mesi è entrato in polemica con Franceschini) «il Campidoglio non ricorre al Tar solo per i soldi», anche se la questione è centrale: «Sarà il Mibact afferma a decidere di volta in volta quanti soldi girare alla Soprintendenza». Una discrezionalità contestata dal Comune. Il conflitto è, dunque, politico e di "poteri", con la giunta M5S che nel suo ricorso al Tar imputa al Mibact proprio un «eccesso di potere, contradditorietà e difetto di istruttoria in relazione all'Accordo di valorizzazione sottoscritto il 21 aprile 2015» dal ministro Franceschini con l'allora sindaco Ignazio Marino, l'atto alla base del decreto che a gennaio ha istituito il nuovo parco archeologico. «Un parco per soli turisti», attacca ancora Bergamo, «in contrasto con i principi di trattati internazionali e dell'Unione europea che anche il ministro ha voluto e che dicono che il patrimonio culturale è una risorsa fondamentale per la promozione delle relazioni umane e del benessere dei cittadini». La guerra, come si vede, è solo all'inizio.