Nel giorno del Natale di Roma (2.770 anni dalla fondazione dell'Urbe), Virginia Raggi dichiara guerra al governo per quello che in Campidoglio viene vissuto come lo "scippo" del Colosseo, il monumento più visitato d'Italia. Il Comune guidato dai 5 Stelle annuncia un ricorso al Tar contro il decreto del Mibact che a gennaio scorso ha istituito il parco archeologico che sgancia l'Anfiteatro Flavio, il Foro romano, il Palatino e la Domus Aurea dalla gestione della Soprintendenza speciale, creando così un' istituzione autonoma con un direttore ad hoc e, soprattutto, un proprio bilancio. Per la sindaca della capitale è «una scelta calata dall'alto, lesiva degli interessi di Roma». Di più: «Darà vita ad aree di serie A e aree di serie B. E questo è inaccettabile». Perché, sostiene la prima cittadina affiancata dal suo vice, Luca Bergamo, «i ricavi della bigliettazione di Colosseo e Fori porteranno nelle casse del nuovo ente circa 40 milioni che prima andavano per l'80 alla Soprintendenza speciale. Oggi, invece, saranno tutti del Parco e solo il 30 andrà a ciò che resta della Soprintendenza. Su Roma rimane molto poco». «Falsità», ribatte il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, proprio ieri ospite della sindaca nei saloni dei Musei capitolini per la presentazione al pubblico di un'opera inedita di Michelangelo Buonarroti: un disegno a matita rinvenuto durante il restauro del "Sacrificio di Isacco". Meno di mezz'ora dopo (e senza che lei neppure si premurasse di avvisarlo del ricorso appena presentato), esplode un inedito scontro istituzionale, aggravato da quello che al Mibact vivono come uno «sgarbo ». «Il ministro? Apprenderà la notizia quanto prima», gongola la Raggi in conferenza stampa. La reazione di Franceschini arriva a stretto giro: «È incredibile che i 5 Stelle blocchino l'innovazione. L'utilizzo degli incassi del Colosseo su Roma resterà identico», precisa via agenzia. Poi, chiuso nelle stanze del Collegio romano, mentre i legali dell'Avvocatura dello Stato studiano il ricorso dei 5 Stelle, si sfoga con i suoi collaboratori. Parla di «fake news» da parte della prima cittadina e difende la sua riforma: «Chiunque sia andato alla Reggia di Caserta, a Pompei o agli Uffizi ha potuto vedere i cambiamenti e i frutti del lavoro dei direttori italiani e stranieri scelti con la selezione internazionale. Perché mai la Raggi e i 5 stelle vogliono impedire al Colosseo di seguire lo stesso percorso virtuoso? Vivono di ombre e di sospetti e diffondono notizie inventate, come la falsa sottrazione di risorse a Roma. Ma le fake news, se sono inaccettabili sulla rete, in bocca a un sindaco sono ancora più insopportabili». Dalle polemiche dei mesi scorsi sulle differenti visioni di politica culturale, nate dopo l'idea del ministro Franceschini di mettere un ticket per l'ingresso al Pantheon, il conflitto tra governo e Campidoglio si inasprisce e si sposta nelle aule di un tribunale. E mentre dal Mibact liquidano il ricorso («Non sta in piedi»), il Campidoglio punta a rinegoziare i termini dell'accordo firmato appena due anni fa dall'allora sindaco Ignazio Marino col ministro. Obiettivo: «Arrivare a un'estensione della tutela e valorizzazione del patrimonio romano a tutto il territorio comunale», non limitandola alla sola area archeologica. «Una strategia assurda osservano dal Collegio romano prima ci danno uno schiaffo e poi chiedono di sedersi al tavolo con noi». Un vecchio pallino di Bergamo (vicesindaco con un passato nel centrosinistra) che da mesi imputa a Franceschinila volontà di creare una good company (Colosseo e Fori) e una bad company (il resto dei monumenti, compresi quelli in periferia). Critica respinta al mittente dal ministro: «In queste settimane è in corso la selezione internazionale per il posto di direttore del nuovo parco archeologico: hanno presentato domanda 84 candidati da tutto il mondo ». Settanta italiani e quattordici stranieri: a luglio il risultato. Quando già si saprà chi ha vinto la guerra sull'Anfiteatro Flavio.