Sta per partire un'importante iniziativa culturale, diplomatica, ed economica che promuovo da tempo e che ha visto la luce a Pisa. L'idea è semplice: tutti sappiamo che l'Italia è, ed è percepita nel mondo come una superpotenza culturale. In particolare è nostro il maggior numero di siti Unesco (51), subito dopo viene la Cina con 50. Perché non utilizzare allora proprio i nostri siti per favorire gemellaggi, a partire proprio dalla Cina, che permettano di mettere in collegamento non solo storia e cultura, ma anche territori, comunità, imprese? Cominciai a parlarne, oltre dieci anni fa, con un grande giornalista de Il Tirreno a Pisa, un uomo di cultura mite e gentile: Marco Barabotti. Il mio obiettivo era proprio di partire da Piazza dei Miracoli, dalla torre pendente più famosa del mondo, non solo per raccontare il passato ma per accompagnare nel futuro questo territorio, la Toscana, l'Italia.Proprio in quegli anni del resto Il Tirreno pubblicò una straordinaria lettera del 1953 di Albert Einstein al professor Antonio Russi (scomparso nel 2005) sull'eterogenesi dei fini, a partire dal "successo" della Torre di Pisa dovuto anche ad un errore progettuale. E nella «impossibilità degli esseri umani di prevedere le implicazioni sociali delle loro opere» è chiaro il riferimento del grande scienziato alla costruzione della bomba atomica. Ora siamo a scrivere una storia diversa e positiva. In Cina da sempre le classi dirigenti di quel Paese hanno un forte legame con la propria storia e cultura. E, per questo, con l'Italia. In un editoriale su Il Sole 24 Ore nel 2014, il premier cinese Li Keqiang ricordava le eccellenze culturali italiane, collegandole all'economia, al design, alla moda per affermare che «fin dai tempi antichi Cina e Italia hanno rappresentato l'eccellenza delle civiltà orientali ed occidentali. Situate alle due estremità della famosa Via della Seta, abbiamo costruito un legame di reciproco rispetto ed ammirazione». Data anche la straordinaria forza economica della Cina è dunque naturale che fin dall'inizio è sembrato naturale partire da lì. Ne ho parlato in questi anni con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, già quando era ministro degli Esteri, con il ministro dei Beni culturali e del turismo Dario Franceschini, con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e ho sempre trovato un convinto sostegno. Come pure dal presidente dell'Opera Primaziale, dal sindaco di Pisa, dalle forze economiche. L'iniziativa dei gemellaggi dei siti Unesco è stata trattata ora nella visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Cina. Intorno alla proposta di una nuova Via della Seta sta lavorando l'ambasciatore d'Italia a Pechino, Ettore Francesco Sequi. Continuo a pensare che da Pisa bisognerebbe partire per avviare questa Diplomazia della Bellezza, che collega passato e futuro, cultura, società ed economia. Ho anche scoperto, inseguendo questa suggestione, che in Cina nella città dei giardini classici patrimonio dell'Unesco di Suzhou, a cento chilometri da Shanghai, esiste la torre pendente cinese: la pagoda della Collina della Tigre (Huqiu Ta in cinese). Un monumento noto in quel paese. Anch'esso favorito dall'eterogenesi dei fini. Perché non partire da lì? Perché non giocare d'anticipo? Serve l'aiuto di quanti, nell'informazione, nella società, nelle istituzioni pensano che possiamo affrontare il futuro se non perdiamo la nostra identità, la nostra anima. Se l'Italia fa l'Italia. E se torniamo ad innovare e sorprendere. Del resto come ha detto Gillo Dorfles che considera la Toscana seconda casa: «Un messaggio produce il massimo di informazione quando la sua inaspettatezza, l'imprevedibilità ci produce il massimo di piacere».