Perché no, perché non «ricostruire» una Via della Seta su questa «suggestione» ottica, un gemellaggio fra Italia e Cina utilizzando come ambasciatori la Torre di Pisa e la pagoda della Collina della Tigre a Suzhou, anche quella pendente, anche quella frutto di un errore progettuale, diventata (quasi) un simbolo globale come il campanile dei Miracoli. E perché non farlo organizzando «una Expo della cultura fra i due Paesi qui da noi», dice Marco Filippeschi. Il sindaco di Pisa ne è convinto: potrebbe essere un primo coronamento del progetto lanciato sabato da Ermete Realacci dalle pagine del Tirreno: creare una «diplomazia della bellezza» fra storia e cultura, comunità e imprese italiane e cinesi utilizzando dei due Paesi i loro marchi planetari, il campanile pisano e l'icona buddhista, perle del patrimonio storico e artistico di due «superpotenze culturali», uniche al mondo a detenere cinquanta siti Unesco. «Se c'è una città non grande che potrebbe proporsi per una iniziativa del genere è Pisa -- dice il sindaco -- La Torre è il monumento non cinese più conosciuto in Cina». Certo, continua, non si tratterebbe di un evento kolossal come quello milanese, «non è immaginabile un'opera così grandiosa, ma sarebbe bello immaginarlo anche qui». Del resto Pisa non è agli esordi nei rapporti di scambio con la Cina. Da anni la città è gemellata con Hangzhou, «una delle perle turistiche» del Dragone sull'asse Pechino-Shanghai, c'è un volo aperto da mesi con Doha, hub strategico per i collegamenti con l'Asia, e da tempo i due atenei d'eccellenza, Normale e Sant'Anna, sono in contatto con le università cinesi. «Siamo stati noi i promotori, attraverso l'Università di Chongqing, della nascita di un istituto Confucio a Pisa. E il Sant'Anna ha aperto là l'istituto Galileo per la diffusione della cultura italiana», dice il rettore Pierdomenico Perata. «Siamo pronti a dare una mano, ma non sempre devono essere le università gli interlocutori giusti». E attenzione: «La creatività dello scienziato non è inferiore a quella dell'artista», ma «da quello che vedo i cinesi sembrano più interessati alle nostre ricerche sulle tecnologie che al fascino dell'arte». Dunque se ci sono centri più votati al gemellaggio, è probabile siano atenei che si occupano di beni culturali e non di robotica e superintenet. «Perata è un amico ma sbaglia -- dice Vincenzo Barone, direttore della Normale -- I beni culturali sono una frontiera ancora troppo poco esplorata per le scienze applicate. Robotica, realtà virtuale, droni potrebbero essere motori economici per la conservazione e perfino la promozione del patrimonio culturale. La proposta di Relacci è ottima, il problema è che, sebbene l'abbia proposta da anni e ricevendo il sostegno della politica, non è ancora successo niente. E non si può legare il progetto alla sola fruizione turistica della Torre e della Pagoda». Un'occasione da non perdere per il deputato Mdp pisano Paolo Fontanelli. «Ma è chiaro che se Gentiloni e Franceschini hanno già offerto un sostegno debbano essere il governo e lo Stato a organizzare una campagna di promozione». Ma cultura significa anche libertà fondamentali, e su questo i poli della Via della Seta non rischiano di allontanarsi? «Se chiudiamo al dialogo con chiunque non ha standard di democrazia europei rischiamo di precluderci mezzo mondo -- dice Fontanelli -- Un confronto può favorire l'allargamento degli spazi per i diritti per la Cina». Non ha dubbi il rettore dell'università di Pisa: «L'idea di Relacci è suggestiva. Se dovesse trovare il sostegno del governo, siamo pronti a fare la nostra parte con entusiasmo» perché, dice Paolo Mancarella, «iniziative così fanno anche da argine e alternativa al prevalere di egoismi protezionisti che purtroppo negli ultimi tempi si diffondono in modo sciagurato e incontrollato». Insomma, due torri gemelle come anticorpi a Trump e al populismo.