Lo storico dell'arte lancia i suoi strali contro l'ipotesi di restauro del monumento inserito nel programma "Monumentando" Lo storico dell'arte Francesco Caglioti, esperto di Rinascimento e docente alla Federico II, dice esplicitamente: "Bisogna scongiurare lo scempio". E lo fa al termine di una lezione sulla storia dell'Arco di Trionfo di Castel Nuovo, quando, giunto ai tempi nostri, lancia i suoi strali contro l'ipotesi di restauro che riguarda il monumento, inserito nella programmazione di Monumentando, l'iniziativa che il Comune di Napoli sta portando avanti affidando i restauri a privati che sponsorizzano gli interventi di recupero. Caglioti è stato invitato a tenere una conferenza nell'aula magna del centro congressi della Federico II in via Partenope dalla Fondazione Napoli Novantanove e da Mirella Barracco, che già da mesi lancia l'allarme sul futuro dell'Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona, lo stesso monumento che la sua Fondazione fece restaurare, 30 anni fa, con finanziamenti privati per 1 miliardo di vecchie lire. "Ed ora ho il dovere afferma Mirella Barracco di non abbandonare quel monumento. Sponsorizzare l'opera, porre la propria pubblicità sul monumento, per anni, fa gola a molti. Ma non abbiamo alcuna certezza sulla qualità del restauro che verrà fatto. La mia preoccupazione, condivisa con molti studiosi, è che l'intervento venga gestito in maniera superficiale, senza le necessarie competenze". Il monumento avrebbe necessitato, in questi ultimi decenni, di piccoli interventi che lo liberassero dalla sporcizia e dai cespugli che gli crescono sopra. Invece nulla è stato fatto, ed ora l'Arco di Trionfo soffre un abbandono che un monumento di tale importanza decisamente non merita. "In questa sala sottolinea Caglioti nel corso della sua conferenza non c'è nessuno che possa prendere decisioni in proposito". Mancano le istituzioni, non c'è il soprintendente. Solo appassionati, studiosi, appartenenti alla società civile pronti a mobilitarsi per "scongiurare lo scempio". Erbe e sterpaglie vanno eliminate, come il guano dei piccioni; la polvere va tirata via, il marmo va ripulito del nero dello smog. "Serve abbondante acqua, un intervento leggero, niente che possa mettere a rischio il monumento" e Caglioti ricorda interventi che, nel corso del '900, hanno sottoposto l'Arco a restauri rivelatisi devastanti.