Oggi, fra le 12 e le 13 sperano che si scateni sul Ministero dell'Ambiente un vero e proprio Twitter Storm con questo testo: "Stop autorizzazioni ambientali farsa che portano spreco territorio e soldi pubblici.glgalletti (ministro dell'Ambiente, se non lo conoscete. ndr) sulla VIA cittadinidevonopartecipare.Venti associazioni, in testa il Wwf, organizzano questo inedito Twitter Storm sperando in una pioggia di twitter davvero fitta. Cosa è successo di così grave? Nel 2016 non era stato approvato un nuovo accettabile Codice degli appalti? Sì, ma nei giorni scorsi è arrivato alle Camere uno schema di decreto governativo criticatissimo. Con esso infatti, secondo tutte le associazioni ambientaliste, anche le più "istituzionali" come Fai o Legambiente, recependo la Direttiva europea 201452, si tradisce in gran parte il Codice appena approvato e la Direttiva stessa che rendono più chiara e trasparente la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sulle opere pubbliche. Che invece sarà più opaca con questo decreto accusato di ricalcare le linee delle leggi-obiettivo Lunardi-Berlusconi, che lo stesso presidente dell'Anti-corruzione, Raffaele Cantone, ha bollato come "criminogena". La nuova VIA infatti si farà sul progetto di sola fattibilità delle infrastrutture strategiche, e non su quello definitivo. E fra fattibilità ed esecutività ci sarà un "blando monitoraggio". Come ai tempi della legge-obiettivo. Eppure il controllo deve essere riguardare varianti anche sostanziali, i relativi impatti ambientali, le misure di compensazione e di mitigazione di quelle stesse varianti (spesso disastrose) richieste dalle grandi aziende costruttrici. E le "varianti" causano da decenni rincari pazzeschi delle grandi opere. Il Wwf ha calcolato che quella normativa sia stata alla base di rincari enormi, con sprechi disastrosi di denaro pubblico: 200 (da 800 milioni a 2,4 miliardi) per l'autostrada Tre.Be.Mi spesso vuota, 800 per Terzo Valico dei Giovi fra Genova e il Po, 600 per la TAV Torino-Milano, schizzata da 1,5 a 7,5 miliardi. "Tutto ciò perché si davano autorizzazioni per le opere dopo procedure di valutazione di impatto ambientale su progetti preliminari ampiamente carenti", si nota. Il progetto di fattibilità infatti si basa su studi preliminari sui contesti geologico, archeologico, paesaggistico, ecc., mentre quello definitivo individua in modo completo i lavori da realizzare, nel rispetto delle esigenze, dei criteri, dei vincoli, ecc., ne quantifica la spesa in modo esatto, stabilisce il necessario concerto con Comuni e Regioni. Se si abbandona il progetto definitivo per tornare a quello soltanto fattibile, si ricade in una vera e propria "farsa" rivelatasi già costosissima per lo Stato, cioè per tutti noi contribuenti. E magari causa di qualche crollo di ponte o di cavalcavia. Altri punti sollevano rilievi o proteste. Il decreto assegna al progetto munito di VIA una durata di tre anni, mentre le norme vigenti prescrivono che esso sia realizzato "entro cinque anni dalla pubblicazione" della VIA. E questo deve restare assolutamente un punto fermo. Tale allentamento di questi controlli si accoppia infatti a quello dei vincoli paesaggistici introdotto di recente dalle "semplificazioni" del Ministero per i Beni Culturali. Con due ministri come Galletti e Franceschini lo Stato se ne va e lascia ai privati nuove possibilità di speculare, sull'ambiente e sui costi. Tentativo, disperato, di "ingrassare" la sempre debole ripresa. A nostre spese. Il Fatto Quotidiano, 21-4-2017
Emergenza Cultura
21 Aprile 2017
Sulla VIA decreto governativo favorisce i costruttori e tradisce la direttiva europea
VI
Vittorio Emiliani
Emergenza Cultura
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Bene culturale
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