CI è voluto un po' qualche millennio per essere precisi. Nel 1952 il critico d'arte americano Harold Rosenberg conia il termine action painting. La creazione dell'opera è vista come parte integrante di essa e assume, così, il carattere di un rituale moderno che non è meno espressivo e ricco di significati dell'opera stessa. Tutto questo, che ormai fa parte della modernità classica, può essere letto come un recupero di pratiche antichissime. Infatti è stato letto in questa chiave dagli stessi protagonisti dell'action painting: artisti come Jackson Pollock concepivano la produzione dell'opera come una lotta essenziale che rivela una verità profonda, di cui l'opera finita è solo un ricordo. Uno dei fondatori del pensiero della pittura d'azione, Wolfgang Paalen, artista austriaco emigrato in America nel 1939, cercava di recuperare la ritualità estatica del processo creativo riagganciandosi all' "arte totemica" antica. Una foto degli primi anni '30 lo mostra nel suo studio a Parigi: affianco ad alcune sue opere, si intravedono un kantharos di bucchero e un'urna etrusca. Come in tutte le "rivoluzioni" che hanno segnato il percorso dell'arte moderna, il risultato non fu quello che i promotori radicali dell'action painting avevano sognato. Se oggi parliamo di opere d'arte, nel 99 dei casi continuiamo a parlare di oggetti, non di azioni. Continuiamo a interrogarci su cosa significhino i colori sulla tela, senza preoccuparci troppo di come ci sono arrivati. E se chiediamo del come e perché, spesso l'obiettivo rimane comunque solo quello di comprendere meglio l'opera nella sua forma definitiva. È naturale che con questo pre-concetto di arte, certe cose non ci tornano. Quando abbiamo riaperto la "Sala Mario Napoli" a Paestum che ospita la Tomba del Tuffatore, mi è stato chiesto perché non abbiamo montato le lastre dipinte (con rappresentazioni di un simposio greco e del famoso tuffatore) nella loro posizione originale. La risposta è semplice: perché vorrebbe dire montarle all'interno di una cassa senza luce e comunicazione con il mondo esterno. Per noi oggi risulta alquanto bizzarro che nella Paestum di V e IV secolo a.C. si realizzavano affreschi parietali destinati a tombe a cassa o a camera e, per questo, visibili solo nel momento del funerale per poi sparire per sempre sempre che poi non vengano scavati dagli archeologi molti secoli dopo! Nelle tombe troviamo vasi di finissima produzione, riccamente decorati con scene mitologiche, armi, strumenti musicali e gioielli. La "Tomba delle piangenti" recentemente restaurata (grazie a un contributo della Italian American Forum Foundation) presenta, oltre a pitture molto espressive, numerose tracce della deposizione del corpo della defunta tra cui un pezzo di tessuto rimasto nell'intonaco, impronte digitali e linee preparatorie lasciati dai pittori. Le pareti della tomba, che è al centro del percorso espositivo della mostra, diventano così l'impronta di attività artistiche e rituali, quasi fossero una tela di Jackson Pollock. Molti degli affreschi e oggetti trovati nelle tombe antiche di Paestum corrispondono a quello che siamo abituati a considerare "arte", ma evidentemente il contesto è del tutto diverso dai contesti nei quali incontriamo l'arte oggi. Il concetto di action painting, che considera la creazione come una parte integrante dell'opera d'arte, ci avvicina in maniera diversa alle tombe dipinte di Paestum. Ovviamente, action painting e pittura funeraria di IV secolo a.C. sono due cose molto diverse. Però il fatto che nell'action painting non conta solo il dipinto finito, ma anche il processo di creazione dello stesso (a maggior ragione se letto in chiave estatica o rituale), ci può far vedere le tombe dipinte da un'angolazione diversa. Da quell'angolazione dalla quale il fatto che queste "opere" fossero state create per non essere visibili appare forse meno paradossale, visto che erano inserite in azioni quali appunto i rituali funerari. La lezione dell'action painting è proprio questa: che il painting non è solo il prodotto, ma anche l'azione (in inglese, painting vuol dire sia dipingere sia dipinto). Così, le immagini nel buio delle tombe di Paestum diventano meglio comprensibili se viste come azione, o meglio: come parte di una serie di azioni che compongono il rito funerario antico. Questo non vuol dire che non erano "arte": è semplicemente un concetto di arte molto diverso da quello moderno che tende a confinare l'arte nelle pinacoteche o gallerie. Che l'arte è anche o forse in alcuni casi esclusivamente azione e rituale, è un'idea che la modernità stenta ad ammettere al di fuori di movimenti come l'action painting, ma che trova una ricchissima eco nelle culture antiche d'Italia e oltre. Mostra action painting rito e arte nelle tombe di Paestum Parco Archeologico di Paestum 2 giugno 31 dicembre 2017 Tutti i giorni dalle 8:30 alle 19.30