CHISSÀ cosa penseranno i nostri pronipoti quando fra 2000 anni analizzeranno le nostre discariche dei rifiuti? Cosa potranno "leggere" di noi trovandosi tra le mani "fossili" e tracce del nostro vivere quotidiano? Le stesse domande se le pongono gli archeologi contemporanei analizzando le vestigia degli antichi romani che abitavano Bononia. Case, edifici, resti di antiche ville. E un "reperto" davvero molto, molto particolare: una discarica di materiali edili di età imperiale che si presta alla elaborazione di nuove teorie, per trovare conferme su come si sviluppava la città. La cava è uno ritrovamenti degli ultimi scavi, intrapresi in concomitanza con i lavori per realizzare una centrale elettrica del Crealis nelle viscere di Porta San Donato. Qui si sono ritrovate alcune sepolture e una cava per il prelievo d'argilla che poi è diventata una discarica di materiali edilizi, con la presenza anche di intonaci, e di qualche anfora di uso comune. «Non è possibile avanzare delle ipotesi sulla tipologia della costruzione, ma si capisce che si tratta della dismissione di un edificio abbastanza grande che si trovava nelle vicinanze», dice Renata Curina, il funzionario della Soprintendenza archeologica di Bologna che da molti anni segue tutti gli scavi sotto le Torri. «Sono dati importanti perché in via indiretta ci permettono di conoscere le frequentazioni della zona. La città cresce mantenendo un'area sub-urbana ricca di attività produttive e con un sepolcreto, area che in epoca Medievale diventerà un quartiere tra le due cinte murarie. Possiamo stabilire dunque una continuità insediativa fino alla fase Medievale ». Ultimo dettaglio emerso, e rilevante, è un alveo fluviale antico, precedente l'Età del Ferro, che i geologi stanno ancora studiando ma che potrebbe corrispondere ad un ramo dell'Aposa. Già, perchè gli scavi non sempre regalano reperti preziosi da esporre nei musei, ma sono comunque utili agli archeologi per ridisegnare la mappa di Bologna, completandola con nuovi dettagli. Altre novità, in questo senso, arrivano dagli scavi realizzatiper costruire un'isola ecologica di Hera in piazza Santo Stefano, all'angolo con via Farini. Il cantiere (già chiuso) oltre ad un edificio di prima età imperiale ha messo in evidenza alcune sepolture sempre di età romana, i cui corredi funerari hanno riconsegnato oggetti di poco pregio, come alcuni balsamari in vetro; sepolture che però risultano significative perché tracciano un collegamento tra le aree di Santo Stefano e San Giovanni in Monte. «Negli anni Novanta, quando è stata restaurata piazza Santo Stefano, furono rinvenute alcune tombe della I età imperiale, che nel tempo furono sostituite da sepolture legate al complesso di Santo Stefano», spiega ancora Renata Curina. «Analogamente, in occasione degli scavi realizzati tra il 1996 e il 2000 in San Giovanni in Monte, si sono scoperte tracce murarie di un edificio realizzato sempre nel medesimo periodo. Il ritrovamento di queste nuove sepolture, che sono nello spartiacque tra le due zone, attestano che le due aree erano collegate anche in epoca romana, che lungo la via Emilia si sviluppava un quartiere suburbano di prestigio e che anche prima di entrare in città si trovava una necropoli».