Nel decreto relativo alla Finanza Pubblica, non è stata approvata la proroga per le Zone franche urbane per i Comuni del cratere sismico mantovano. Le zone franche urbane erano state riconosciute per il 2016 con un emendamento dell'on. Marco Carra e di altri deputati Pd. «La mancata proroga delle Zone franche urbane per i nostri comuni terremotati è un fatto molto grave! - attacca Carra - È pur vero che possiamo inserire la proroga durante l'iter parlamentare, ma a questo punto chiedo un impegno serio e concreto perché tale riconoscimento per il territorio mantovano colpito dal sisma del 2012 avvenga così come è stato per l'Emilia - commenta Carra -. Le agevolazioni per i commercianti e artigiani dei centri storici dei nostri Comuni mantovani devono essere equiparate a quelle approvate per le zone dell'Emilia, altrimenti rischiamo di tornare all'orgine, quando c'erano terremotati di serie A e di serie B. La proroga delle zone franche urbane costituisce un elemento di riequilibrio per la ricostruzione continua a favore di imprese, piccoli artigiani e commercianti e per questa battaglia chiedo un forte sostegno da parte dei territori».di Francesco RomaniwQUISTELLOAppalto e poi via ai lavori entro l'anno per il restauro conservativo ed il miglioramento sismico della parrocchiale di San Bartolomeo, una delle 5 chiese maggiormente danneggiate dal terremoto del 2012. L'ok finale e il finanziamento della Regione al progetto da 5 milioni consentirà alla Diocesi di Mantova con l'architetto Alessandro Campera di procedere alla fase finale che precederà i 690 giorni di cantiere. Alla fine, la chiesa rinascerà dalle proprie macerie più sicura di prima grazie alla tecnologia antisismica che sarà incorporata nell'edificio Settecentesco.L'inizio dei lavori, la cui progettazione architettonica è dell'architetto Giorgio Gabrieli e quella strutturale dell'ingegner Giovanni Gualerzi, consisterà nella cernita dei materiale. Zona per zona, protetti da impalcature, si procederà alla rimozione dei materiali crollati che saranno censiti e vagliati sotto la consulenza della Sovrintendenza. L'intento è quello di recuperare il massimo possibile della chiesa antica, riutilizzando tutto, anche i mattoni caduti. Dopo la fase dello sgombero, si procederà alla demolizione di ciò che resta del tetto, in gran parte già crollato. Si procederà quindi alla sua ricostruzione in modo da procedere successivamente con i lavori in sicurezza.I mattoni, risultati di buona fattura (erano stati recuperati a metà '700 dal vecchio castello per costruire la nuova chiesa) serviranno per ricostruire gli archi e le volte crollate che verranno rimesse in piedi con il metodo delle centine, già conosciuto dagli etruschi e forse dai babilonesi perché in cantieri come questi si lavora all'antica.Volta dopo volta saranno rifatte le navate laterali e le cappelle. Infine si provvederà a rifare la volta centrale, irrobustita da una maglia di fibra. Contemporaneamente si procederà sulle murature esterne, con l'antico metodo del taglia-e-cuci, sostituendo solo i mattoni troppo rovinati, ricucendo poi con malta a base di calce. Diverso il discorso per l'alta facciata, oggi puntellata perché a rischio ribaltamento. Sarà rimessa poco a poco in posizione e quindi rinforzata con un sistema di ancorature metalliche che ne garantiranno la stabilità nel tempo avendo cura, di posizionare i tiranti in corrispondenza di parti interne del muro senza elementi architettonici o pittorici. Da ricordare, infine che la canonica, anch'essa danneggiata è già stata sistemata, sempre con fondi erogati dalla Regione e così il campanile parrocchiale.