Parla il direttore della famosa biblioteca di Bagdad, Saad Eskander, ospite in Italia per iniziativa di un "Ponte per...". Dopo il furto di volumi e documenti non resta che un archivio online in via di realizzazione I giorni scorsi è arrivato a Firenze Saad Eskander, direttore della biblioteca nazionale di Baghdad, arrivato in Italia per incontrare i responsabili della biblioteca nazionale del capoluogo toscano e gli enti locali che stanno sostenendo il progetto "La Casa dei libri di Baghdad" di "Un Ponte per... ". Con lui abbiamo fatto il punto della situazione culturale in Iraq, con la guerra ancora in corso e dopo i gravi danni subiti dall'istituzione da lui diretta. Cosa significa occuparsi di cultura nell'Iraq di oggi? "In passato il regime dominava la nostra esistenza, imponeva una conformità culturale. Ora abbiamo bisogno di una cultura che rifletta le differenze reali del paese. Le persone comuni, anche quelle istruite, usano molto poco le biblioteche. In parte perché la politica di Saddam ha causato una disaffezione generalizzata alla cultura, in parte perché vista l'attuale situazione, le persone non hanno tempo di leggere a causa della povertà e della mancanza di sicurezza." Documenti, pubblicazioni, volumi antichi sono stati saccheggiati immediatamente dopo la caduta di Saddam. Quali perdite avete subito? "Al di là dei danni materiali, che sono facilmente recuperabili, quelli culturali sono inestimabili, visto il loro grande valore storico. Abbiamo perso il 99 dell'archivio repubblicano, che copriva la nostra storia dal 1958 alla caduta del regime. Sono andati perduti tutti i documenti riguardanti la corte marziale baathista e i processi fatti agli oppositori del regime. Così, ora tutti gli iracheni che hanno bisogno di dimostrare di essere state vittime di Saddam o di riavere indietro le terre che gli erano state confiscate dal regime, non hanno più gli strumenti per poterlo fare." E' stata una casualità o la biblioteca e l'archivio sono stati saccheggiati di proposito? "Ho investigato. Esistono prove evidenti che molti dei documenti che si pensavano distrutti sono stati, in realtà, rubati. Molti libri rari sono stati venduti nei mercati. La maggior parte della documentazione scomparsa riguardava tematiche molto sensibili legate ai confini con Iran e Siria. Il Khuzistan, che si trova al sud al confine con l'Iran, è stato oggetto di un forte contenzioso. Tutta la documentazione in merito è sparita. Ne ho trovate delle copie in arabo, ma poiché le trattative erano state portate avanti dal governo britannico, gli originali erano in inglese e sono solo quelli che contano legalmente. Significa che degli esperti sapevano cosa aveva la biblioteca e soprattutto sapevano dove trovarla." Il lO e il 12 aprile del 2003 la biblioteca è stata maggiormente colpita dagli incendi e dai saccheggi. Cosa è accaduto realmente? "Sono i giorni in cui è definitivamente caduto il regime di Saddam. I soldati americani sono entrati con i tank nella biblioteca. Prima di andarsene hanno distrutto la famosa statua di Saddam che si trovava proprio di fronte all'edificio principale. Se ne sono andati, ma non hanno lasciato nessuno a proteggere la biblioteca; pochi minuti dopo l'edificio è andato in fiamme. In qualità di forza occupante che rispetta la Convenzione di Ginevra, avrebbero dovuto salvaguardare il patrimonio culturale dell'Iraq. Ma gli iracheni sono ancora più responsabili. Penso che sia stato Saddam ad aver dato ordine ai suoi uomini di distruggere gli archivi di tutti i ministeri." Com'è ora la situazione della biblioteca e dell'archivio nazionale? "Ora la biblioteca è aperta e sta lavorando. Abbiamo un nuovo dipartimento per l'organizzazione di un database informatico che ci permetta di avere un catalogo on line. La stanza di lettura principale è aperta agli studenti e ricercatori. E' iniziata la ricostruzione dell'edificio, finanziata dal governo iracheno, per riparare i danni dei saccheggi e dei due incendi. Siamo riusciti a raddoppiare lo staff e abbiamo all'attivo ben 140 persone di cui 30 vengono pagati grazie al progetto che abbiamo con "Un Ponte per.... ". Ma dobbiamo ancora analizzare e catalogare decine di migliaia di documenti, riorganizzare gli schedari e il database. La biblioteca conta 750 mila libri che devono essere puliti dalla polvere, dai detriti e dalla cenere lasciata dagli incendi." Avete ricevuto aiuti dalla comunità internazionale? "Il Dipartimento di stato americano ha mandato una delegazione nel novembre del 2003; a fine visita hanno promesso corsi di formazione per il personale e hanno fissato un budget di cinque milioni di dollari per la costruzione di una nuova biblioteca. Ma non è arrivato mai niente." Qual è lo scopo del suo viaggio in ltalia? "Sono stato ufficialmente invitato da "Un Ponte per..." con lo scopo di sviluppare le nostre relazioni, incontrare i nostri finanziatori e continuare la cooperazione iniziata nei primi del 2004. Abbiamo avuto un incontro con la biblioteca nazionale di Firenze per avere uno scambio di informazioni e organizzare la formazione dei nostri restauratori. La prossima fase del progetto prevede proprio la realizzazione di un laboratorio per il restauro, mai esistito finora in Iraq e un sito web della biblioteca."