Maraniello: «Polarizzare resta un'opportunità». Lanzinger: «La politica sia comune» L'ultimo tentativo di mediazione di Tiziano Mellarini sul fronte della riforma della cultura trova freddi i direttori dei grandi musei provinciali, ma incontra la soddisfazione dei responsabili dei musei «di interesse provinciale». Data la difficoltà di trovare uno schema che vada bene a tutti, le reazioni all'ultimo cambio di rotta potrebbero anche essere l'anticamera dell'approvazione del disegno di legge. Se per Gianfranco Maraniello «polarizzare resta un'opportunità» e per Michele Lanzinger «l'importante è che ci sia una politica comune», per Domenica Primerano e Camillo Zadra «la strada imboccata è giusta». TRENTO Il nuovo cambio di rotta sulla riforma della cultura incontra la freddezza dei direttori dei principali enti museali del Trentino. Una reazione che, considerata la difficoltà nel trovare un assetto condiviso da tutti, potrebbe perfino essere l'anticamera dell'approvazione del disegno di legge promosso da Tiziano Mellarini. In principio furono i tre poli intorno ai quali si sarebbero aggregati, secondo un principio di omogeneità, le diverse filiere museali. Poi i poli divennero quattro, perché al Museo degli usi e costumi della gente trentina proprio non andava di essere «subordinato» al Muse. Forse fu la crepa che indicava l'imminente rottura della diga. La riorganizzazione del sistema museale per poli piaceva a dire il vero molto solo agli enti che si sarebbero trovati a fare da capofila. Di fronte alle critiche, esattamente un mese fa Mellarini decise di non imporre un modello non condiviso e tornò all'idea che era stata accantonata anni addietro: un consiglio di amministrazione unico per i quattro poli funzionali (Muse, Mart, Buonconsiglio e Museo degli usi e costumi). Anche in questo caso, però, il variegato sistema dei musei trentini non ha reagito positivamente. Gli enti più piccoli, che sarebbero stati organizzati separatamente, hanno criticato la cesura che a loro giudizio si sarebbe prodotta. Un argomento sostenuto con forza anche dalla presidente della commissione competente, Lucia Maestri (Pd). I maggiori, che avrebbero perso il proprio cda, non hanno contestato apertamente la scelta. Lo hanno fatto riservatamente. Di qui la svolta di lunedì nel gruppo di lavoro creatosi in seno alla quinta commissione: Mellarini ha dato parere favorevole agli emendamenti di Walter Viola (Pt) che propongono di lasciare gli attuali cda, anche se ridotti a tre soli componenti, e anzi di crearne uno anche per il catello del Buonconsiglio, di istituire una conferenza dei presidenti, a sua volta presieduta dall'assessore, per garantire unitarietà al sistema. Resterebbe ovviamente anche la previsione di una conferenza dei direttori. Gianfranco Maraniello, che manifestò il suo entusiasmo per l'organizzazione in poli, è cauto. «Non compete a un direttore spiega esprimere giudizi di merito in materia di governance. Lo feci per i poli perché prevedevano una progettualità che avrebbe chiamato direttamente in causa i direttori. Anche la nuova prospettiva investe principalmente la governance, mi pare un tentativo di far comunicare e collaborare maggiormente gli enti tra di loro e di armonizzare il sistema in modo da poter meglio emanare delle linee generali». Due restano per il direttore del Mart «le grandi opportunità»: «Una polarizzazione che consenta, penso all'arte contemporanea perché è il mio settore, di organizzare l'attività secondo principi di armonia e complementarietà, che significa non fare tutti la stessa cosa, non inaugurare mostre negli stessi giorni e non essere tra di noi indifferenti. Secondo una logica di distretto territoriale che permetta, ad esempio, a Mart e Museo della Guerra di non considerarsi come qualcosa di separato». «Sono appena uscito da un convegno a Praga premette Michele Lanzinger in cui si è evidenziata l'importanza di una governance territoriale. Io non ero preoccupato dal cda unico, la complessità dei nostri musei è tale che sarebbe stato difficile comprimere l'autonomia delle singole gestioni. Prendo atto positivamente della nuova linea. L'importante è che la Provincia possa indicare un propia politica». Quello che né Maraniello, né Lanzinger sembrano voler esplicitare è il timore che tutto resti com'è, con una conferenza dei presidenti non realmente in grado di imprimere un chiaro e comune percorso al sistema. Laura Dal Prà, al momento, si tiene coperta. «Sono tornata in sede da poco, vorrei capire meglio prima di esprimermi. Quello che posso già dire è che, fino ad ora, il Buonconsiglio è stato ben gestito anche senza cda».