Quel recupero delle Procuratìe Vecchie che poteva avvenire già otto anni fa - con il collegamento a fini espositivi con l'Ala Napoleonica e le Procuratìe che potrebbe realizzarsi ora - ma che fu bloccato dall'allora presidente delle Assicurazioni Generali, Antoine Bernheim, di fronte alle proposte del Comune. Giandomenico Romanelli, a lungo direttore dei Musei Civici Veneziani, è stato un testimone diretto di quella vicenda e la ricorda ancora nei dettagli. Professor Romanelli, le trattative tra Comune e Musei Civici da una parte e Generali dall'altra per il riuso delle Procuratìe Vecchie, durano, sotto traccia da molti anni. «Sì, almeno dagli anni Novanta, da quando - assessore alla Cultura Gianfranco Mossetto - si iniziò a progettare il circuito museale marciano, ipotizzando appunto anche il collegamento diretto tra Procuratìe Nuove e Procuratìe Vecchie, attraverso l'Ala Napoleonica. Un collegamento che, di fatto, esiste già, perché si tratta di aprire un paio di porte per renderlo fruibile». Da cosa nasceva la proposta di Comune e Musei Civici alle Generali? «Dal fatto che le Procuratìe Vecchie erano anche allora largamente sottoutilizzata, con la presenza della Compagnia ridotta a pochi uffici di rappresentanza e con larga parte degli spazi occupati dagli uffici giudiziari, con la sala d'ascolto della polizia giudiziaria confinata nel sottotetto. Il progetto prevedeva una ristrutturazione dal punto di vista logistico e degli accessi del complesso e l'utilizzo di parte di esso, per alcune migliaia di metri quadri cone spazio espositivo per le grandi mostre, a diretto contatto dei Musei Civici. Si ipotizzava anche che parte degli spazi fossero riservati a sedi di istituzioni internazionali e di studio. Non solo, si immaginava anche un collegamento diretto con l'Ex Pilsen - che di fatto esiste - con le Procuratìe Nuove, visto che nel complesso poi improvvidamente venduto dalla Giunta Orsoni, doveva essere ospitata la biblioteca e il gabinetto dei disegni del Correr». Come andarono le cose? «Le trattative andarono avanti nel tempo, grazie anche al contributo di Fabio Cerchiai, allora direttore generale e Ad della compagnia. Si arrivò così nel 2009 a un incontro definitivo tra gli allora sindaco Massimo Cacciari e presidente della Fondazione Musei Civici dall'altra e il presidente delle Generali Antoine Bernheim dall'altra per dare il via libera al progetto. Ma Bernheim non si mostrò solo disinteressato ma addirittura ostile alla collaborazione con i Musei Civici per l'uso espositivo delle Procuratìe Vecchie e tutto saltò, nonostante la trattativa impostata con Cerchiai fosse già avanzata». Come mai? «A Bernheim, semplicemente, non interessava nulla del progetto delle Procuratìe, come non importava neppure del recupero del Negozio Olivetti di Carlo Scarpa - successivamente avvenuto anche con il contributo del Fai - come ricordo bene, avendogliene anche parlato personalmente. Sembrò per un momento che la trattativa per le Procuratìe potesse sbloccarsi quando le Generali presentarono un loro progetto per la realizzazione all'interno del complesso di una serie di miniappartamenti di lusso, nella parte più vicina alla Basilica di San Marco, che a loro interessava molto. Un progetto che poi fu fermato dal Comune e dalla Soprintendenza e allora di tutta la faccenda non se ne fece più nulla». Ma nel progetto di Musei Civici e Comune per il recupero delle Procuratìe Vecchie, le Generali avrebbero avuto un ruolo attivo, come invece appare ora per il nuovo progetto della Compagnia che sta per essere presentato ufficialmente? «Di fatto no. Avrebbero mantenuto i propri uffici di rappresentanza e sarebbero state chiamate a contribuire al restauro, ma non avevano un loro progetto specifico per il riuso di questi spazi. Erano interessate - almeno nella fsse preparatoria - al nuovo spazio espositivo». (e.t.)
La Nuova Venezia
13 Aprile 2017
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VENEZIA Quell'accordo museale che Bernheim non volle
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