PROCEDONO lungo due direttrici gli approfondimenti sulla Cobar, l'azienda che lo scorso 17 febbraio ha vinto un bando da 3,5 milioni di euro per il restauro dei sotterranei del Colosseo. Un affidamento che ora rischia di perdere. Già, perché da una parte a bloccare l'affidamento c'è la prefettura: i lavori negli ipogei dell'Anfiteatro Flavio non potranno iniziare finché Palazzo Valentini non si esprimerà sull'impresa di Altamura e sulla relativa certificazione antimafia. Dall'altra, invece, c'è l'Anac: negli ultimi giorni, l'ufficio sanzioni ha avviato quello che in gergo tecnico viene definito "procedimento di annotazione nel casellario informatico" per omessa denuncia di attività estorsiva. L'Anticorruzione si aspetta di ricevere a breve le controdeduzioni del patron Vito Matteo Barozzi, che dovrà fornire spiegazioni sui fatti di Reggio Calabria e la confessione tardiva solo dopo la deposizione di un pentito delle mazzette pagate alla 'ndrangheta per poter lavorare nel Museo nazionale archeologico, quello dei Bronzi di Riace. Poi l'Authority guidata da Raffaele Cantone esprimerà il proprio parere e a quel punto per la società che appare anche nelle indagini sulla "cricca" dei Grandi Eventi potrebbe aprirsi il peggiore degli scenari: esclusione dalle procedure d'appalto e addio al Colosseo. Ma non è finita. Un altro ufficio dell'Anac sta poi valutando se la ditta che si è occupata anche del restauro del teatro Petruzzelli di Bari e di quello di Palazzo Barberini nella capitale abbia ancora i requisiti per mantenere le certificazioni Soa che permettono di partecipare ai bandi pubblici. Come raccontato da Repubblica, in questo caso i sospetti sono tutti sul profilo dell'architetto nominato come direttore dei lavori: si è specializzato in archeologia il 20 gennaio 2017, mesi dopo il rilascio dell'attestazione alla Cobar basata proprio su quel diploma (26 maggio 2016) e la presentazione dell'offerta (12 settembre 2016). In un modo o nell'altro, il secondo lotto dei lavori sponsorizzati con 25 milioni di euro dal Gruppo Tod's sembra dunque vicino a subire uno stop. Temporaneo: il progetto per arrivare alla ricostruzione in legno dell'arena voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini c'è e non finirà di certo nel dimenticatoio. La Soprintendenza per il Colosseo, in caso di interdizione dell'impresa finita nel mirino dell'Anticorruzione, ha infatti già preparato il piano B. Se la Cobar salterà, entrerà in gioco una delle altre ditte in gara in base ai costi già approvati su scelta di una commissione giudicatrice ministeriale. La seconda classificata, finita subito dietro l'azienda di Barozzi nella graduatoria stilata lo scorso febbraio, è la Aspera. Il presidente dell'impresa genovese, l'architetto Alex Amirfeiz, ha già deciso che non ricorrerà al Tar: «Saremmo ancora in tempo per appellarci alla giustizia amministrativa, ma abbiamo scelto di attendere il parere dell'Anac prima di muoverci. L'appalto? Saremmo pronti a proseguire subito il lavoro già iniziato». Il riferimento è al primo lotto, quello che ha permesso alla facciata del Colosseo di tornare finalmente a splendere: fu Aspera, dopo il fallimento dell'azienda che si era originariamente aggiudicata la gara, a completare il restauro.