PER ASSEGNARE il primo lotto e far tornare a splendere la facciata del Colosseo, nel 2014 vennero interpellati, prima, il Tar del Lazio e, poi, il Consiglio di Stato. Sul secondo lotto i lavori per il restauro e il consolidamento dei sotterranei, che porteranno alla ricostruzione in legno dell'arena , voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha invece acceso i suoi fari l'Anac. Insomma, gli appalti per l'Anfiteatro Flavio, finanziati dal Gruppo Tod's con un contratto di sponsorizzazione da 25 milioni di euro, continuano a procedere a singhiozzo. Battaglie legali, approfondimenti dell'Anticorruzione e decine di lettere tra il Mibact e le società che si occupano di rilasciare le autorizzazioni Soa per la partecipazione a gare pubbliche da più di 150mila euro: anche questa volta il monumento simbolo della capitale è finito al centro di una guerra combattuta a colpi di carte bollate. Il secondo lotto è stato aggiudicato il 17 febbraio con un ribasso del 30 per cento. Lo ha vinto la Cobar srl acronimo di quelle Costruzioni Barozzi che tornano negli affari della "cricca" del G8 tra Bari e Reggio Calabria per un importo finale di circa 3,5 milioni di euro. E ora si muovono gli uomini di Raffaele Cantone. Ma anche la Soprintendenza per il Colosseo e l'area archeologica centrale di Roma, il ministero e persino la prefettura, stanno approfondendo la posizione dell'azienda vincitrice. L'ipotesi è che l'impresa edile con sede ad Altamura, in Puglia, abbia ricevuto la certificazione per partecipare alle gare pubbliche che per oggetto hanno scavi archeologici senza avere tutti i requisiti. Questione di lauree e diplomi: il direttore dei lavori designato dalla Cobar, così come risulta dalle dichiarazioni dell'università di Matera e della direzione Educazione e ricerca del Mibact, si è specializzato in archeologia solo il 20 gennaio 2017 e si è iscritto al relativo elenco ministeriale quattro giorni più tardi. Mesi dopo il rilascio dell'attestazione Soa basata proprio su quel requisito (26 maggio 2016) e la presentazione dell'offerta (12 settembre 2016). A questo punto, carte alla mano, sarà l'Authority guidata da Raffaele Cantone a decidere se si tratterà di un'irregolarità tanto pesante da far decadere l'assegnazione dell'appalto degli interventi per la tutela degli ipogei del Colosseo. L'azienda si difende spiegando che in ogni caso gli scavi saranno affidati in subappalto. Ma se l'Anticorruzione riconoscerà che la certificazione presentata dalla società pugliese è basata su una falsa dichiarazione, il codice degli appalti non sembra lasciare troppe vie di fuga: come recita l'articolo 80, se la Soprintendenza e il Mibact metteranno nero su bianco che l'azienda ha fornito «anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull'esclusione, la selezione o l'aggiudicazione» della gara, la Cobar potrebbe finire nella black list dell'Anac per chi ha presentato false dichiarazioni «ai fini del rilascio dell'attestazione di qualificazione (la Soa, ndr) ». Nel passato dell'amministratore unico della Cobar, Vito Barozzi, si potrebbe poi annidare un altro motivo di esclusione. Prima di occuparsi del restauro del teatro Petruzzelli a Bari, di quello di Palazzo Barberini a Roma, della "Scala del Mascarino" e della "Fontana dell'Organo" al Quirinale, per 13 milioni di euro nel 2008 si aggiudicò i lavori al Museo nazionale di Reggio Calabria, per la teca dei Bronzi di Riace. Lì al geometra la 'ndrangheta impose i suoi operai e, come ammesso dallo stesso Barozzi davanti agli investigatori della Dda, una serie di mazzette: «Tra 150 e 200mila euro». Una verità saltata fuori solo dopo la deposizione di un pentito. Anche in questo caso il codice degli appalti è chiaro: va escluso chi «pur essendo stato vittima di concussione o estorsione, non risulti aver denunciato i fatti all'autorità giudiziaria».