Comune e Soprintendenza al lavoro per il sito Unesco. Il via entro il 31 ottobre NAPOLI. Aprire un bar o un ristorante nel centro storico, rispettando però un design e un decoro ben preciso per insegne, luci, tavolini e sedie. Tutto ciò, entro il 31 ottobre prossimo, sarà codificato. Perché il Comune di Napoli e la Soprintendenza Archeologica delle Belle arti e Paesaggio hanno siglato una dichiarazione di intenti per codificare alcuni aspetti legati al tipo di arredo che bar e ristoranti andranno a scegliere. Nella dichiarazione dei due enti, infatti, viene dato ampio risalto all'aspetto legato al decoro urbano con la codifica di alcuni aspetti «indispensabili» per rendere uniforme e coerente l'immagine di queste attività commerciali all'interno del centro storico, che prevede una sorta di decoro unico. In pratica, i due enti «si impegnano» entro il 31 ottobre prossimo «a lavorare nei prossimi mesi alla stesura di un progetto di insieme per il centro storico Unesco per rendere la città maggiormente accogliente per cittadini e turisti salvaguardando l'immagine, la cultura e la tradizione centenaria che la contraddistingue». In particolare, «attraverso un gruppo di lavoro comune, saranno realizzati piani di ambiti omogenei per i dehors di ristoranti e bar di più di 20 più piazze e strade cittadine». L'intesa, una volta perfezionata, non soltanto renderà più agili e veloci le concessioni, ma regolamenterà diritti e doveri di bar e ristoranti che intendono esercitare la loro attività all'interno del centro storico che ricade nel perimetro dell'Unesco, interessato, peraltro, da importanti investimenti nei prossimi anni. Comune e soprintendenza produrranno «un elaborato cartografico, anche digitalizzato, aggiornato degli spazi pubblici della città di Napoli inclusi nel perimetro delle aree già definite dal "Regolamento per l'occupazione di suolo pubblico per il ristoro all'aperto" coincidente con l'area Unesco e l'area Buffer zone, nelle quali è prevista la preventiva autorizzazione della Soprintendenza per il rilascio delle concessioni, aree per le quali, in molti casi, sono avvenute trasformazioni che hanno determinato le condizioni stesse per la richiesta di occupazione ad opera degli operatori economici interessati». Nell'intesa viene perciò prevista l'individuazione di «ulteriori aree, cosidette di valore culturale, su cui i due enti, in base alla densità delle distanze di occupazione suolo prodotte e alle caratteristiche dei luoghi, potranno valutare l'opportunità di uniformare gli arredi e gli spazi ad un modello omogeneo condiviso o escludere alcuni tipi di arredi non compatibili con le esigenze di decoro, valorizzazione e tutela». Fino alla stipula dell'accordo definitivo di fine ottobre, «le occupazioni di suolo pubblico» saranno rilasciate soltanto «per arredi di minimo impatto». «Quello siglato è un accordo storico per la nostra città ha spiegato l'assessore al Lavoro del Comune di Napoli, Enrico Panini che pone fine ad anni di incertezza nei rapporti tra i due enti sul tema. Grazie alla collaborazione delle Associazioni di Categoria, che ci hanno sempre sostenuto, sarà possibile ridisegnare una città sempre più a misura di turista e cittadino, rispettandone le caratteristiche architettoniche e le antiche tradizioni culturali». Con Panini ha siglato il documento il soprintendente Luciano Garella.