Un uomo alto sei metri prenderà il posto del Bigio sul piedistallo di piazza Vittoria fino a gennaio (ma resterà alla città per 20 anni). Alla fermata metrò della Stazione verrà posizionata un'opera di terracotta di 80 metri quadrati. E ancora, altre installazioni davanti alle Poste, a Santa Giulia, al Capitolium. Sono alcuni dei 70 capolavori di Paladino, artista internazionale, esponente della Transavanguardia, «che nei prossimi mesi trasformeranno la città in uno dei musei a cielo aperto più importanti d'Europa» commenta il sindaco Del Bono. I costi sono coperti da sponsor privati. Il Paladino dell'arte contemporanea conquisterà Brescia con il suo arsenale: elmi, cavalieri in rosso, scudi e archetipi alti sei metri, modello Transavanguardia. L'artista ha disegnato i bozzetti nel suo studio di piazza Navona, pieno di barattoli di vernice e posacenere: porterà in città una settantina di installazioni tra opere inedite e altre concesse dal suo archivio personale. Corpi con teste d'argento, vasi ermetici, specchi ciclopici e un rimpiazzo part-time del Bigio in marmo nero. Brescia Musei gli ha chiesto di lasciare un segno precario in città, in un viaggio a ritroso che inizia dalle architetture razionaliste di piazza Vittoria e finisce nelle domus di Santa Giulia. La vernice della mostra è il 5 maggio: le opere resteranno fino al 7 gennaio. Nel titolo, «Ouverture», l'allusione: Paladino sarà il primo di un esercito di artisti che, ogni anno, contamineranno le spoglie romane di Brescia con il contemporaneo. Ferdinando Scianna, semidio della Magnum, fotograferà ogni lavoro per un libro-reliquia con il testo poetico di Aldo Nove. Il viaggio nella Transavanguardia parte dal piedistallo del maschio fascista: il Bigio, l'uomo-immagine in marmo di Carrara ancora detenuto nel sarcofago-capsula di via Rose, sarà sostituito per qualche mese da una figura in marmo nero alta sei metri, con forme che esulano dalla retorica del Novecento e alludono alle avanguardie. È ancora untitled, senza titolo: l'artista l'ha concessa a Brescia per vent'anni, rinnovabili, ma sarà sfrattata da piazza Vittoria alla fine della mostra. «La discussione sulla statua di Dazzi dice il sindaco Emilio Del Bono non c'entra niente: a gennaio, finita l'installazione, apriremo una riflessione che porterà a una decisione definitiva». Intorno al piedistallo, altre sei opere: nella parte bassa della piazza, accanto al rimpiazzo part-time del Bigio, una stella di alluminio, citazione esplicita dei solidi di Luca Pacioli, e un anello dal diametro di tre metri. In quella alta le icone dell'artista: davanti alle Poste, lo Zenith, un cavallo in bronzo, poi il Sant'Elmo incastonato nel torrione e uno Scriba vicino. «La più piccola di queste installazioni dice Luigi Di Corato, direttore della fondazione è alta 2,5 metri». Ai 20 Testimoni in tufo del 2009 hanno riservato una cella in Capitolium. Nella prima sala del tempio, 4 Corali su foglia d'argento e un Senza titolo, serigrafia e olio su tela. La testa di divinità trovata nella Quarta Cella è evocata da Ritiro, un colosso in bronzo dipinto con testa d'argento nel 1992. Ancora: cinque specchi ustori in ottone dal diametro di cinque metri saranno nell'esedra del Teatro Romano, «per cui abbiamo immaginato spettacoli teatrali». In Santa Giulia, nei chiostri e tra i mosaici, figure reclinate, Velari, bronzi, Bue Apis, Vasi ermetici, Busti con tazzina e una divinità agreste che tesserà un confronto discreto, a debita distanza, con la Vittoria Alata. «Ma il centro della riflessione di Paladino» fa sapere Di Corato «sarà San Salvatore: accanto alla Croce di Desiderio, le forme solenni della Cattedra di San Barbato in ottone e bronzo dedicata al vescovo che convertì i longobardi a Benevento». L'ultima traccia di Paladino sarà sottoterra: una terracotta di 80 metri quadri alla fermata stazione. Carlo Scarpa, presidente di Brescia Mobilità, fa sapere che «L'opera resterà a noi per tre anni». Il preventivo dell'operazione Paladino: «Lo stiamo elaborando» dice Di Corato. Sarà saldato dagli sponsor: «È un'operazione a costo zero» giura Massimo Minini, presidente della fondazione. «La nostra è una città industriale ma anche attenta alle arti: tre imprese stanno aiutando l'artista a realizzare le sue installazioni». I nomi: Eredi Gnutti, Fonderie Ariotti, Ideal Fabbri. «Ma Paladino è il più grande sponsor di se stesso: in origine, gli avevamo chiesto solo una scultura per il Bigio. Alla fine, farà 70 opere». Per il sindaco, «nei prossimi mesi Brescia diventerà uno dei musei a cielo aperto più importanti d'Europa». Il suo vice Laura Castelletti ci vede «il sequel di Christo».
Corriere della Sera
11 Aprile 2017
Brescia. Arriva Paladino. Settanta opere e il nuovo Bigio
AL
Alessandra Troncana
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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