"Caro ministro Buttiglione stamani il sindaco Domenici le porterà una grana di prima classe: il teatro comunale fiorentino. Mi sono trovato al suo posto qualche anno fa e conosco per esperienza le tagliole (...) che lastricano la strada di un ministro. Mi permetto perciò di darle un consiglio: non decida in fretta, ascolti il sindaco e si riservi di fare le sue scelte dopo averci pensato su. E le raccomando di provvedere rivendicando in pieno l'indipendenza e l'autonomia dei suoi poteri. Il "Maggio musicale" non è una banale patata che si può pelare con piglio decisionista o per suggerimento degli amici. Il "Maggio" è quanto di meglio è rimasto di un'epoca in cui Firenze ha brillato di luce viva nella cultura internazionale. La crisi del teatro è dunque una questione di estrema delicatezza e la sua guarigione è un atto che influisce sul futuro stesso della città. Duole vedere oggi la vita del "Maggio" condizionata da rivalità di partiti e di persone, dai loro giochi di interdizione e dal loro modesto cabotaggio sotto costa. Il sindaco e il consiglio d'amministrazione alla testa del teatro sono legittimati a deliberare, certo, ma non sono tutto. C'è una città illustre che sul suo teatro ha molte cose da dire. C'è la gente che lavora al "Maggio" che, se la si sa interpellare svincolandola dalla osservanza delle molte scuderie cittadine, può suggerire qualcosa. C'è soprattutto un maestro come Zubin Mehta la cui opzione va ricercata. Non è dunque giusto lasciare che la barca del "Maggio" si inabissi perché i suoi capitani sono in lite fra loro. Non trovano un nome, un nome degno e alto, da proporre come sovrintendente? Li aiuti lei, caro ministro Buttiglione. Li convochi, si faccia spiegare bene le ragioni degli uni e degli altri, li faccia ragionare e allarghi - sì, allarghi - le consultazioni. Vedrà che qualcuno al di fuori della nomenklatura in carica le darà qualche buon parere per un buon lodo. Lelio Lagorio