Nel 1922, il fascismo era agli albori, furono chiamati "Gli amanti" e non vi furono dubbi che si trattasse di un uomo e di una donna. Qualche giorno fa, dopo numerose analisi, il colpo di scena. Vittorio Spinazzola vedendo quel calco, due corpi intrecciati, appena ritrovati nella casa del Criptoportico di Pompei, non ebbe dubbi si trattava di un uomo e di una donna: abbracciati nella morte che li stava cingendo. Un amore divenuto eterno proprio perchè suggellato dalla morte. Nel 1922, il fascismo era agli albori, furono chiamati "Gli amanti". Un anno dopo, Spinazzola, archeologo e reggente degli Scavi, venne cacciato per la sua indisposizione verso Mussolini. "Gli amanti" vennero mostrati raramente al pubblico, rimanendo, nell'immagine collettiva, il calco più tenero e struggente di Pompei. Per decenni i calchi sono rimasti chiusi nei depositi e non sono mai stati studiati per una "Pietas cristiana", sono corpi di persone morte e non reperti archeologici. Nel 2015 qualche giorno prima della mostra "Rapiti alla morte", allestita nella grande Piramide di legno nell'arena dell'Anfiteatro, si decise di studiare quei corpi: i gessi celavano ossa, fibre di vestiti, fibbie, e oggetti comuni che indossavano i pompeiani del 79 dopo Cristo. Tac, esami del Dna, spettroscopie, alcuni calchi vennero addirittura curati con delle flebo perché il tempo li aveva danneggiati. Quelli degli anni Sessanta e Settanta, i più recenti del Novecento erano nelle condizioni peggiori perchè era stato utilizzato gesso scadente. I calchi di Giuseppe Fiorelli l'uomo che lo inventò nel 1863 erano perfetti per il materiale di altissima qualità utilizzato. La mostra avrebbe incluso "Gli amanti". L'archeologo Osanna, con grande rigore scientifico, consegnò la verità celata che lo stesso Spinazzola condivideva.