Uscendo dall'Aurelia e addentrandosi nella campagna si entra in un quadro di Giovanni Fattori. L'immagine più classica della Maremma rurale - campagna, buoi, butteri, pale a vento e campi rigogliosi - avvolge il visitatore riportandolo a una dimensione naturale che in un attimo cancella il frastuono del traffico, l'odore di smog, l'orizzonte strozzato delle città, intasato dal cemento. Non a caso proprio quarant'anni fa qui è stato creato il Parco naturale della Maremma, un'area protetta che si estende da Talamone all'Ombrone, attraversando i monti dell'Uccellina e la spiaggia, scrigno incontaminato per migliaia di vegetali e animali. Ti aspetteresti che la star sia proprio lui, il Parco, che attira migliaia di visitatori l'anno. Ti aspetteresti, lungo via del Bersagliere, che porta al paese, qualche segno della presenza di questo gioiello: un cartellone o un'insegna al di là della semplice indicazione stradale. E ti aspetteresti, in paese, una vera porta del Parco, con servizi all'altezza, informazioni, percorsi, una natura accogliente fin dalla piazza principale.E invece ad Alberese non è così. «La colpa è anche di noi abitanti, per carità - ammette Italo Di Fiore, classe 1940 - perché all'inizio siamo stati un po' refrattari all'idea del Parco».Adesso però la storia è cambiata e Alberese culla il desiderio di diventare davvero la porta d'accesso del Parco della Maremma. «A partire da piazza del Combattente», dice Di Fiore.Da qui, dal cuore della frazione grossetana, si leva uno dei messaggi più forti lanciati dagli abitanti di Alberese che ieri mattina hanno partecipato a Caffè Tirreno, l'appuntamento che ogni settimana porta i giornalisti a incontrare i cittadini nei quartieri e nelle frazioni. Ieri ci ha ospitati il bar Ducale ad Alberese. E qui tantissimi sono venuti a raccontarci cosa non va e cosa si potrebbe migliorare in paese. A partire dal suo centro.«Quando sono venuto qui nel 1964 mi sono innamorato quasi più del posto che di mia moglie», scherza il signor Italo. «Qui - dice - c'era un bellissimo viale alberato. Ora guardi qua: è tutto cemento». In effetti piazza del Combattente è un paradosso. Nel mezzo di un territorio che scoppia di natura, non c'è quasi un centimetro senza asfalto o cemento. «Gli unici fiori della piazza li ha messi la signora della gelateria Sweet Kiss», dice Di Iorio.Del resto, se anche vi fossero piante e fiori, difficilmente potrebbero campare. «Vuol sapere una cosa - dice Bruno Caoduro, arrivato a Caffè Tirreno con un bagaglio di segnalazioni -. L'impianto di irrigazione ha funzionato fino al 1988. Poi non l'hanno più aggiustato». In realtà non c'è da bere nemmeno per le persone. La fontana pubblica è chiusa da tre mesi.«Così non va», dice Di Fiore, ex preside in pensione, oggi di nuovo studente al secondo anni di liceo artistico a Grosseto. «Serve un progetto di recupero - prosegue - e io ne ho in mente uno che coinvolga il liceo artistico del Polo Bianciardi, il Parco e il Comune. Il Parco deve entrare nel paese per dare la percezione che inizia già qui. E gli studenti del liceo possono essere i preziosi elaboratori del progetto». L'ex preside ha già alcune proposte. «Qui, nella parte della scuola che ospitava le elementari, potrebbe essere allestita in modo permanente la bella mostra "I romani di Alberese", già ospitata al Museo Archeologico di Grosseto. E secondo me si dovrebbe anche abbattere lo chalet della Pro loco». Su questo però i nuovi rappresentanti della neoricostituita associazione non sono affatto d'accordo (ma lo racconteremo nelle prossime puntate). «Il Parco è per noi un valore aggiunto - conclude Bruno Caoduro -. Le presenze sono in aumento da due anni, nonostante le difficoltà che derivano dal taglio dei fondi da parte della Regione. Noi, come residenti, forse non abbiamo saputo ancora come valorizzarlo. È ora di cambiare».