Il grande dipinto dovette lasciare Palazzo Sclafani danneggiato dai bombardamenti del 1943 Dieci anni in municipio, poi arrivò all'Abatellis NELLA NOTTE tra il 29 e il 30 giugno 1943 l'ennesimo, indiscriminato bombardamento aereo degli anglo-americani su Palermo causò distruzione e morte. A parte numerose vittime e feriti fra i civili, l'attacco nemico danneggiò gravemente una ventina di monumenti, chiese e edifici di pregio, fra cui Palazzo Sclafani in piazza Vittoria. All'interno del quale, fra tante opere d'arte, risaltava l'imponente (600 centimetri per 642) quattrocentesco affresco murale raffigurante il "Trionfo della morte", di autore ignoto. L'opera, a causa del crollo di muri e tetti, venne investita da cumuli di detriti, senza subire però pesanti conseguenze, ad eccezione del distacco di alcune parti dell'intonaco. Il pronto intervento dei responsabili della tutela dei beni storico-artistici, pur nel comprensibile clima di paura, agitazione e disorientamento, evitò il peggio. Contrariamente a quanto è riportato in numerose pubblicazioni, il "Trionfo" non venne immediatamente trasferito a Palazzo Abatellis. Si dovette aspettare almeno un decennio, perché prima si decisero, a salvaguardia dell'opera, due collocazioni provvisorie in due luoghi diversi. La prima, di breve durata (circa cinque mesi), nei magazzini della Soprintendenza alle Gallerie: l'affresco, a fine luglio del '43, fu staccato dalla parete e, adeguatamente protetto, venne riposto su capienti telai per essere trasportato e depositato nel sito prescelto, ovviamente non accessibile al pubblico. La seconda collocazione, per volere del sindaco di Palermo, il separatista conte Lucio Tasca d'Almerita (in carica dal 29 settembre 1943 al 30 agosto dell'anno successivo), risale al gennaio 1944. Tasca, accogliendo anche le pressanti richieste di alcuni esponenti del mondo della cultura, si dichiarò subito disponibile a far collocare nella Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile la preziosa opera d'arte. La quale, date le sue ragguardevoli dimensioni, fu posta, dopo un non facile trasloco, nella parete sud della vasta sala (quella che chiude lo spazio riservato al pubblico che assiste alle sedute consiliari). Per utilizzare tutta l'ampia parete si rese necessario perfino murare l'accesso al balcone. Il "Trionfo della morte", in attesa della definitiva destinazione e fra molti rinvii, "soggiornò" in municipio, in bella mostra, per dieci lunghi anni fino al 1954. Una targa marmorea, con scritta in latino dettata da monsignor Filippo Pottino, che nel 1944 le autorità municipali, senza clamore, fecero murare proprio nella Sala delle Lapidi, ricorda ai posteri quel significativo avvenimento. Rimasto, a quei tempi, sottotraccia in quanto la città era in ginocchio, inondata di macerie e con la popolazione prostrata dalla fame e dal mercato nero. Oggi il famoso dipinto, dopo tanto peregrinare, si può ammirare alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis. Domina intatta la scena, a onta dei secoli trascorsi, la "Morte" che su uno scheletrico cavallo infierisce su giovani gaudenti, sui potenti e sugli infermi. Un'allegoria che sottolinea l'ineluttabilità della fine «delle umane glorie». Un monito che nella già grandiosa dimora del ricco e potente Francesco Patella o Abatellis, assume un significato particolare. Molto meno efficace, però, di quello che assumerebbe all'interno del palazzo del potere cittadino, popolato da «eletti» quasi sempre indaffarati a ricercare e vantarsi delle «umane glorie». E non solo.