Primari, avvocati, benestanti che investono in seconde e terze case al mare o in campagna. Oppure che allargano la propria abitazione nel cuore residenziale delle città. Oggi gli abusivi di Sicilia non sono più i disagiati, i senza casa, ma professionisti e pezzi di classe dirigente che in barba alle norme, contando sull'aiuto del politico di turno e sulla Sicilia autonoma dalle leggi confuse in materia, con decine di Comuni senza un piano regolatore e con pochi vigili urbani in servizio per i controlli, tirano su villette e case a due piani. Così a Ragusa ecco un boom di possidenti di terreni agricoli che fanno domanda per realizzare magazzini per attrezzature che diventano villette, a Licata ecco un boom di case sul mare realizzate da primari e professionisti spesso dei paesi limitrofi, a Noto ecco che decine di costruzioni di campagna realizzate in parte abusivamente e adesso diventate cottage e BB, e a Carini ecco le villette edificate dalla Palermo bene come case di villeggiatura sul mare. Insomma, oggi gli abusivi siciliani sono i benestanti. «L'abusivismo di necessità è finito da tempo e non c'è più dice Gianfranco Zanna, responsabile regionale di Legambiente oggi la gran parte sono professionisti che sanno bene come aggirare la legge, sanno a chi rivolgersi e puntano sull'intermediazione del politico locale che garantisce mancati controlli. Insomma, in Sicilia non si può parlare di abusivi per necessità o per disperazione. Non a caso le ultime denunce che abbiamo fatto riguardano investimenti di chi vuole fare business. Ad esempio, nel Ragusano abbiamo registrato tanti proprietari di terreni che presentano domanda alla Soprintendenza per la costruzione di «depositi per attrezzi», anche se non hanno mai svolto alcuna attività agricola: vogliono in realtà realizzare villette e casolari a scopo turistico oppure per sfruttare il boom economico della zona». Come spesso l'abusivismo non abbia a che fare con il bisogno di un tetto sulla testa ma con ben altre motivazioni lo dimostra il caso di Licata: «Delle 48 case demolite sulla costa non ce n'era nessuna che era utilizzata come prima casa, ma erano tutte abitazioni di villeggiatura spesso subaffittate in estate dice il sindaco Angelo Cambiano tra i proprietari delle case molti poi erano professionisti di Riesi o Caltanissetta: c'era un medico primario, un avvocato, un insegnante di liceo. Insomma, persone di una certa cultura e con una certa disponibilità economica ». A Carini quasi tutte le villette abusive sono seconde case di palermitani che hanno alimentato «un'economia nera»: «Da noi ci sono almeno seimila abitazioni abusive, ben mille realizzate in anni recenti dice il sindaco di Carini, Giovì Monteleone qui è un sistema culturale che va combattuto: negli anni Novanta la nostra giunta venne messa da parte solo perché stava per votare il piano regolatore. Qui molti politici locali hanno sfruttato la mancanza di regole per fare da intermediari e garantirsi clientele elettorali. A costruire abusivamente sono stati i benestanti, ma in molti casi anche la manovalanza edile che guadagnava qualcosa proprio con le commesse dei "villini" e a sua volta costruiva la propria casa, chiaramente abusiva. Molti, certamente, hanno costruito ville fuori norma sfruttando le rimesse in denaro che arrivavano dagli emigrati, ma questo è un fenomeno di molti anni fa». Insomma, l'abusivismo è trasversale e coinvolge molti siciliani: «Lo fa chiunque e non è un fenomeno omologabile al ceto sociale, anzi», dice il sindaco di Sciacca, Fabrizio Di Paola. Il problema è sociale e diffuso: da Alcamo Marina, nata abusivamente negli anni Settanta per le case a mare dei professionisti, ai piccoli e grandi abusi su case ampliate e sopraelevate nel cuore delle città, come scoperto ieri dai vigli urbani a Palermo nella centralissima via Principe di Belmonte. L'abusivismo è un fenomeno che riguarda davvero tanta parte della Sicilia.