Il coraggio del manager nonostante il rischio di invasioni: stiamo valutando Napoli. A distanza di 25 anni dall'ultima grande «invasione» di visitatori, i cui risvolti negativi dettarono la decisione di non tenerlo più aperto per il futuro, il parco della Reggia di Caserta potrebbe tornare ad essere fruibile anche nella giornata del lunedì dell'Angelo. Nonostante il pericolo del contorno di scenari da giornate fuori porta con pic nic e colazioni al sacco all'ombra della vegetazione e sui prati. Si tratta di una ipotesi che si sta facendo strada giorno dopo giorno e che è suffragata da una serie di confronti che la direzione del monumento sta compiendo, per il momento informalmente, con istituzioni locali e sopratutto forze dell'ordine. Le interlocuzioni in atto, condotte in prima persona dal direttore generale Mauro Felicori, si sono infittite in questi giorni. «Siamo nella fase delle ultime valutazioni, dobbiamo verificare ancora una serie di aspetti» si è lasciato sfuggire ieri il manager bolognese. «Saprete tutti molto presto». L'impressione che se ne trae, comunque, è che la «rivoluzione copernicana» impressa al monumento dall'arrivo di Felicori, che ha fatto - attraverso mirate azioni di marketing - del rinnovato interesse dell'opinione pubblica il suo punto di forza con record di presenze frantumati mese dopo mese, possa sfociare anche nel ripristino di quest'antichissima tradizione. Una usanza introdotta proprio dai Borbone che nel giorno dopo Pasqua solevano concedere al popolo l'ingresso nel parco con vettovaglie al seguito. Liturgia che si è poi ripetuta sino ai giorni nostri fin quando, sull'ipotetica bilancia dei costi (intesi come danni) e dei benefici (ritorno d'immagine e incassi) non ha cominciato a pesare la prima. E in maniera sempre più significativa. E così, dopo l'ennesimo scempio compiuto ai danni dei giardini, l'allora soprintendente Gian Marco Jacobitti decise di interrompere la tradizione. Accadde all'indomani della Pasqua del 1992. L'architetto, scomparso di recente, si procurò un elicottero (i droni per uso civile non esistevano ancora) e raccolse foto e video dei prati pieni di immondizia e inondati da resti di bivacchi. Poi girò il materiale raccolto al ministero dei Beni culturali. Quel reportage costituì in tal modo la pietra tombale sulla Pasquetta dei casertani alla Reggia (in realtà si trattava in prevalenza di persone che giungevano dall'hinterland e dalla provincia di Napoli). Oggi Felicori vorrebbe riproporre quest'antica tradizione, mettendo sul piatto della bilancia - è il caso di ripetere - anche la possibilità di incappare in critiche e polemiche. E vuole farlo con tutti i 150 sorveglianti a sua disposizione, disposti su tre turni di lavoro, e confidando nel supporto delle forze dell'ordine. L'idea è quella di fronteggiare efficacemente una invasione che potrebbe essere pari a non meno di 30 mila persone. E per la giornata di martedì, che è giorno di chiusura settimanale della Reggia, sta pensando di tenere aperti almeno gli appartamenti storici. Il coraggio non gli manca.