BARI Se l'aspettava, ma riteneva di meritare almeno un po' di fair play, visto che tra poco più di due mesi andrà in pensione. E' amareggiato, ma individua senza difficoltà la ragione del suo siluramento. Gianmarco Jacobitti, direttore regionale dell'ufficio per i beni culturali, è in ferie. E ha saputo della decisione del sottosegretario ai beni culturali, Nicola Bono di sollevarlo dall'incarico di coordinatore della ricostruzione del Petruzzelli, dai giornalisti. «Bono avrà trovato per questo incarico qualcuno migliore di me - dice con una punta di sarcasmo - o qualcuno che meglio soddisfi le aspettative del ministero». Architetto Jacobitti, se l'aspettava? «Veramente la notizia è arrivata in modo irrituale. Ma sì, me l'aspettavo: domani (oggi per chi legge, ndr) c'è un vertice a Roma sulla ricostruzione del Petruzzelli ed io non sono stato invitato a parteciparvi. Ho intuito. Ma il solco tra me e il sottosegretario mi è parso evidente già in occasione dell'inaugurazione del foyer del Petruzzelli, a giugno». Conosce le ragioni della decisione di Bono? «Non direttamente, nessuno me le ha illustrate, ma posso arrivarci. Il problema è quello dei soldi, un problema che il sottosegretario non accetta: per lui bastano 21 o 26 milioni per riaprire il teatro, io dico che con 21 milioni il Petruzzelli non riapre e anche Bono ha dovuto riconoscerlo, quando, in occasione dell'inaugurazione del foyer, ha promesse altri cinque milioni di euro. Con gli attuali - promessi - 26 milioni, il teatro potrà essere inaugurato, ma si dovrà rinunciare a molte dotazioni accessorie importanti. Io l'ho detto a chiare lettere, non me l'hanno perdonato». Quanti soldi servirebbero, secondo lei? «Servirebbero 32 milioni per dotare il teatro di tutti gli accessori avanzati tecnologicamente. E negli ultimi dieci giorni l'ho ribadito ai rappresentanti di Provincia, Regione e Comune che si preparavano al vertice romano, il peccato originale è stato quello di stabilire un budget e su questo costruire il progetto. E' stato il primo errore, non si poteva ipotizzare la ricostruzione del teatro con uno stanziamento di 21 milioni di euro». Che succederà ora, il processo per !a ricostruzione subirà dei rallentamenti? «Non so a chi il sottosegretario affiderà il compito che era mio. Certo si creerà una situazione non facile: la progettazione e la direzione dei lavori continuerà a dipendere dall'ufficio che dirigo e dal quale non posso essere rimosso, il responsabile unico del procedimento invece ora sarà un altro. E speriamo che pur venendo da fuori, riesca a capire come muoversi». Architetto, umanamente come prende questa rimozione? «Be', sono amareggiato. Dopo quarant'anni di servizio e a due mesi dalla pensione, non mi sarei aspettato di ricevere il benservito direttamente dai giornalisti, informati per primi dal sottosegretario Bono».