Eppur si muove, direbbe Galileo. Effettivamente le scelte culturali danno l'impressione che la strada imboccata sia quella giusta. Da un lato la valorizzazione del patrimonio artistico, dall'altro l'utilizzo delle Casére. L'articolazione dei rapporti tra Brescia Musei e il Museo Diocesano può produrre frutti abbondanti se riuscirà a dar vita al circuito virtuoso ricercaesposizione ed attirare forme di mecenatismo non effimero. Diversa è la situazione delle Casére e della collocazione del patrimonio storico del Comune, oggi collocato all'Archivio di Stato e nei locali di via Bissolati. Credo anche, per ricerche condotte circa vent'anni fa, che una parte del materiale archivistico del Comune, gli anni del dopoguerra, sia custodito al piano terra della Loggia. Pensare di riunificarlo in un'unica sede è certamente sensato. Pensare di accasarlo con la cartellonistica stradale in una zona periferica cittadina di fatto lo rende inutilizzabile. Cartelloni e documenti storici non sono la stessa cosa. Il luogo più adatto, a mio avviso, erano proprio le Casére e di questo ne avevamo già parlato in queste stesse pagine. Rimane strategica la scelta di sfruttare i magazzini dei formaggi come un polo culturale complessivo. Accanto ai deposti del materiale di Brescia Musei e ai locali di restauro, si può pensare di sfruttare l'occasione per trasferire l'archivio storico comunale nella sua totalità e la parte contemporanea della Queriniana, dall'Ottocento in poi, alle Casére. In tal modo la Queriniana ritornerebbe ad essere quella originaria, trasformata in un vero e proprio motore di cultura, non espositivo, ovviamente, ma sicuramente in grado di offrire una forte spinta nel consolidamento dell'immagine culturale dell'intera città. In tal modo, il cerchio si chiuderebbe. Fondazione Brescia Musei, Museo Diocesano, Archivio storico e Queriniana andrebbero a formare un quadrilatero di enorme interesse che avrebbe contribuito a trasformare positivamente anche il volto urbano. In questa logica potrebbero trovare spazio pure le attività delle due maggiori fondazioni cittadine, Micheletti e Civiltà Bresciana, e dell'Aab. Ovviamente non per ridurle a semplice comparse, ma per valorizzarne l'indipendenza all'interno di un percorso di maggior respiro. In altri termini, si potrebbe profilare un'operazione certamente complessa, ma non centralizzata, nella quale istituzioni pubbliche e private, con il coinvolgimento delle due Università, finalmente sarebbero messe in grado di collaborare a quel Rinascimento culturale tanto auspicato