Il commissario generale Donati: ricadute di immagine immense. «Dobbiamo proporre aree turistiche fuori dai circuiti» NAGOYA. Umberto Donati, commissario generale dell'Italia per l'Expo di Aichi, già trova che tutti i conti stiano tornando. Con qualche surplus. «Alla fine il nostro padiglione sarà stato visitato da almeno due milioni di visitatori. Le ricadute in termini pubblicitari potrebbero sfiorare il valore di 70 milioni di euro. Noi per l'allestimento ne abbiamo spesi 15 con un progetto approvato da tutte le forze politiche in parlamento. Giornali e tv parlano continuamente dell'Italia. Pochi giorni fa un reportages di due ore è stato dedicato ad Amalfi. I biglietti per i nostri appuntamenti culturali vengono contesi». Un successo che viene da lontano con l'Italia da sempre nel cuore dei giapponesi. «La loro è una autentica passione. Non c'è manifestazione del made in Italy che non crei grande interesse. Ma abbiamo sviluppato nuove potenzialità con la nostra partecipazione all'Expo. Da noi tutti guardano alla Cina, forse bisognerebbe mostrare più attenzione al Giappone che, non dimentichiamolo, ci ama. Nuovi spazi di mercato si possono aprire. Non bastano le vetrine del fashion a Tokyo. Bisogna fare sistema coinvolgendo enti locali, istituzioni culturali, centri di ricerca e mondo produttivo. E poi vanno proposte anche aree del nostro Paese fuori dal circuito turismo. Se si esclude un nuovo interesse per Alberobello, gran parte del Mezzogiorno è escluso». All'Expo, la Spagna ha affidato la propria immagine soprattutto ai governi regionali. A noi l'operazione è sembra riuscita a metà. «Forse la Spagna ha fatto meglio nella articolazione. Io per coinvolgerne dieci regioni ho tenuto 37 riunioni con una certa fatica. Ne presentiamo una ogni due settimane. La Sicilia ci ha creduto. La Campania che ha relazioni con il Giappone da molto tempo ha giocato alcune delle sue carte con lo chef Alfonso Jaccarino. Qui la buona tavola italiana è un mito» L'Italia, comunque, ha messo in mostra ben altro. «Abbiamo giocato su ciò per cui siamo più famosi puntando sull'arte, con la esposizione del "Satiro danzante" ma anche su eccellenze tecnologiche che naturalmente non sono passate inosservate. Il corpetto che ha protetto il "Satiro" durante il viaggio da Mazara del Vallo pesa soltanto 4 chili. Per mettere la statua al riparo dai terremoti che qui sono frequenti, è stato creato uno scheletro con materiali di nuova concezione. Molto si deve all'Istituto centrale del restauro per una operazione, in collaborazione con lo Yomiuri Shinbum, giornale da 13 milione di copie al giorno che è costata, da sola, 800mila euro. Attraverso la storia abbiamo voluto mettere in vetrina l'Italia che viaggia al passo con i tempi. Dimostrando di essere in partita anche nel settore della robotica con la «mano» realizzata a Pontedera. E poi, i giapponesi hanno scoperto che nel settore automobilistico non abbiamo da proporre soltanto la Ferrari. «Trova che, grazie all'Expo di Aichi ci sia in Giappone più voglia di Italia? «Noi creiamo il clima. Abbiamo tenuto forum e stages. Ci sono stati colloqui tra i rappresentanti delle aziende. L'interscambio è fermo a poco più dell'1 per cento, ma le nostre esportazioni tendono a crescere. Molto ancora si può fare. Anche attraverso le joint-venture. Abbiamo riproposto con forza il made in Italy e svelato una Italia sconosciuta».
In Giappone ci amano, facciamo sistema.
Il commissario generale Donati, responsabile dell'Italia all'Expo di Aichi, riferisce di un successo enorme, con oltre due milioni di visitatori e ricadute pubblicitarie per 70 milioni di euro. Il padiglione italiano è stato visitato da molti giapponesi, che hanno mostrato grande interesse per la cultura italiana. Donati sottolinea l'importanza di coinvolgere enti locali, istituzioni culturali e centri di ricerca per aprire nuovi spazi di mercato. Inoltre, propone di promuovere aree del Mezzogiorno fuori dal circuito turismo. L'Italia ha presentato la sua immagine attraverso l'arte, la tecnologia e le eccellenze gastronomiche, con successo.
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